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| Stato di trance alimentare |
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Christopher Fairburn individua e descrive dettagliatamente, in un lavoro del 1993, le caratteristiche del mangiare compulsivo. Oltre agli elementi considerati, dove la perdita del controllo viene identificata con velocità nel mangiare, sensazione di pienezza eccessiva, introduzione di grandi quantitativi di cibo in assenza della sensazione di fame, segretezza nell’atto del mangiare, disgusto e ribrezzo verso se stessi, Fairburn descrive stati di ansia e forte agitazione, manifesti anche dal punto di vista motorio, e ancora uno stato alterato di coscienza.
Le pazienti infatti si descrivono come se fossero in trance, come se fosse qualcun altro a mangiare al posto loro. L’abbuffata s’innesca come un comportamento automatico, ma può ben conciliarsi anche con attività quali guardare la televisione, ascoltare musica, distrarsi, e altre ancora dove non sia necessario pensare.
I cibi che vengono ricercati durante questi episodi sono prevalentemente dolci ad alto contenuto di grassi. Anche i carboidrati sono presenti, ma non in proporzioni esorbitanti rispetto alla loro normale assunzione durante gli altri pasti. In definitiva, vengono preferiti proprio quei cibi che la persona di solito non si concede perché li considera “pericolosi” dal punto di vista calorico. Quanto all’apporto energetico, la maggior parte degli studi individua il range di calorie introdotte durante un’abbuffata come variabile tra le 3000 e le 30000 kilocalorie (per intenderci ad esempio 7 panettoni natalizi). Generalmente le pazienti durante i pasti principali, soprattutto insieme agli altri, cercano di non mangiare. Evidentemente, quando non vanno incontro a perdita di controllo, le pazienti evitano di mangiare, per esplodere poi in vere e proprie crisi. È interessante notare i principali antecedenti della crisi di abbuffata:- sensazioni spiacevoli di tensione, ansia, depressione; - sentirsi grassi (l’autosvalutazione che deriva dal percepire come grasso il proprio corpo può facilmente portare all’attacco bulimico); - incremento di peso (anche il minimo incremento di peso può innescare la sensazione di aver perso il controllo, e di conseguenza una perdita di controllo reale); condotta di restrizione e fame che ne deriva (la privazione del cibo porta a giustificare un minimo “sgarro”, che poi, per le ragioni già esposte, si traduce in abbuffata);- infrazione di una regola dietetica (quanto più le regole sono rigide ed escludono un sempre maggior numero di alimenti, tanto più sono a rischio di venire infrante); - mancanza di un’adeguata organizzazione del proprio tempo; - solitudine e noia; - tensione premestruale; - utilizzo di alcolici (in generale, l’alcool allenta l’autocontrollo, rendendo dunque più vulnerabile e debole la capacità di giudizio, così da far sottovalutare la gravità delle conseguenze).
Per quel che riguarda invece i vissuti che riguardano l’episodio di abbuffata, essi vengono descritti come positivi, se considerati nel breve o brevissimo termine: si andrebbe incontro infatti alla riduzione del senso di ansia e della fame con la conseguente sensazione di sollievo. Ben presto, tuttavia, hanno il sopravvento le emozioni negative: depressione, disgusto (per aver mangiato cibo avanzato da altri o irrancidito), vergogna e senso di colpa. Molto frequenti sono anche le sensazioni fisiche di stanchezza e mal di stomaco o di sonnolenza improvvisa. Tutto il rituale dell’abbuffata si svolge in segreto. I genitori trovano scorte di cioccolata e di biscotti sotto il letto, i frigoriferi vuoti al mattino, le dispense saccheggiate. Solitamente, scatta un meccanismo di negazione e bugia, da parte della paziente, che vorrebbe dimenticare tutto quello che ha mangiato. tratto da: IL VASO DI PANDORA Disturbo del Comportamento Alimentare: guida per familiari, amici, insegnanti e pazienti, Pubblicazione a cura di CESVOL, centro servizio per il volontariato Perugia, 2008
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