Briciole di Pane - Uscire dai disturbi del comportamento alimentare possibile

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DCA - Bulimia
Scritto da Stefania Cordazzo   

Tratto da: Bulimia di Vivere per gentile concessione dell'autrice.

Cos’è che mi terrorizzava più di tutto nel chiedere aiuto? Cos’è che mi bloccava ogni volta?La paura, l’imbarazzo?

heart.jpgSì, indubbiamente sentivo questi due sentimenti forti e chiari ogni volta che mi si presentava la possibilità di espormi…ma, sotto sotto, si nascondeva qualcosa di più profondo, di più viscerale. Ero terrorizzata dall’idea stessa di abbandonare l’unica cosa certa, sicura ed abitudinaria della mia vita. La bulimia era diventata la mia schiava e la mia padrona.

Dipendevo completamente da lei e lei viveva grazie a me. Ci univa un filo sottile ma resistentissimo, tagliato il quale… SAREI CADUTA!

E come? Questo era ciò che mi spaventava di più! Come diavolo sarei caduta?

Non mi passava nemmeno per l’anticamera del cervello che tutto questo avrebbe potuto costituire l’inizio di una rinascita. Escludevo a priori tutto ciò che di positivo avrei potuto ancora vivere, perché con la testa ero ancora troppo ancorata al passato: mi guardavo indietro e, delusa, non riuscivo neanche a visualizzare per un secondo un futuro roseo, né, tanto meno, LIBERO!

Nonostante tutto, dopo che la mia amica mi diede il numero del centro, qualcosa dentro di me iniziò a smuoversi…

Da mesi, ogni volta che qualcuno mi chiedeva come andava (ormai la malattia era conclamata e mi ero addirittura ‘abituata’ al fatto che tutti sapessero) senza fare una piega, e per evitare di giustificarmi ulteriormente, rispondevo, ovviamente mentendo: "no ma, adesso va meglio, non vomito quasi più…!" e poi facevo comparire un sorriso tirato sul viso che, mi illudevo, servisse a confermare la mia falsa affermazione.

Quella volta, non so spiegarne il motivo (forse avevo davvero toccato ogni limite di resistenza) capii che potevo anche prendere in giro mezzo mondo, ma alla fine NON POTEVO PRENDERE IN GIRO PROPRIO ME STESSA! E la verità nascosta, e che solo io conoscevo alla perfezione, era ben diversa da quella che tentavo disperatamente di far credere: trattenevo ancora la bulimia con tutta la mia forza e la sfruttavo fino all’ultima goccia…

Non telefonai subito all’ospedale, passarono settimane prima di prendere il coraggio a due mani per chiedere aiuto…finché quel giorno arrivò e decisi di comporre finalmente il numero di quel benedetto centro per i disturbi alimentari.

Mi ricordo ancora con chiarezza il mio stato d’animo.

Da sola, a casa, mi convinsi che era arrivato il momento di tentare. Presi in mano la cornetta con finta calma e poi, per almeno una decina di volte, composi e ricomposi le cifre a metà agganciando prima di finirle. Sudavo ed avevo il cuore che batteva a mille…forse sapevo, dentro di me, che questa volta volevo arrivare fino in fondo…

Dopo l’ennesima 'prova' rimasi un attimo con la cornetta in mano, lo sguardo fisso alla parete e la gola secca. Avevo la testa completamente vuota. Successivamente, quasi come un automa, digitai correttamente il numero sulla tastiera del telefono e rimasi in attesa…

Era libero…mi risposero… "Pronto…Pronto?"… "Ehm…salve" ...deglutii e poi partii a raffica:

"SonoMalatadiBulimiaHoAvutoQuestoRecapitoDaUna

MiaAmicaVorrei FissareUnAppuntamento!?!?!"

ERA FATTA! CE L’AVEVO FATTA!

Quasi un mese dopo mi trovai al centro per il colloquio preliminare all'Ospedale Le Molinette di Torino (http://www.centrodcapiemonte.com/)

 

 

 

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