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DCA - Bulimia
Scritto da Stefania Cordazzo   
Indice articolo
Convivenza e bulimia
Pagina 2

La persona bulimica sfida le persone perché ha letteralmente il terrore di esporsi, quindi tenta di allontanare anche chi ama e le parti di se stessa che vorrebbe amare perché non riesce in nessun modo a lasciarsi andare.

E ricordatevi che, in gran parte, è conscia di come si comporta ma…è come se non ne potesse fare a meno!

Ma tutto questo…come va ad impattare su chi vive assieme a lei? Immagino dall’altra parte cosa significhi convivere con una persona che si comporta in questo modo, che ti rinfaccia ogni reazione, che si mette sempre al centro dell’attenzione, che ti da la colpa anche se non ce l’hai e che, anche nei momenti belli, trova il modo per farti sentire una merda semplicemente perché (per un motivo qualsiasi e magari estraneo alla situazione in sé) si sente lei una merda ed ha bisogno di sfogarsi. Ci si sente impotenti, frustrati, inutili, non all’altezza, non si capisce più cosa sia il giusto e cosa sia lo sbagliato. E poi, parliamoci chiaro, ognuno ha i propri problemi e, per il bene che si può volere ad una persona, non si può diventare dei martiri anche perché, in questi casi, a provare a votarsi al sacrificio si producono ancora più danni.

La convivenza pian piano può diventare una vera e propria gara ad ostacoli nella quale chi sta male si trasforma, per dirla in maniera forte, in schiavo e padrone dell’altro e chi vuole aiutare si sente obbligato a "ritarare" i propri atteggiamenti in ogni momento, nel tentativo di arrivare in qualche modo a toccare i tasti giusti nella mente della persona che ama. Ma alla fine…i risultati non si raggiungono ugualmente e si esplode…con conseguenze non del tutto controllabili e spesso poco utili per entrambi.

Dalle descrizioni che ho scritto prima inoltre sembra quasi che la convivenza con chi sta male sia impossibile…in effetti, spiattellati uno in fila all’altro, gli atteggiamenti negativi che possono essere esternati da una persona bulimica possono fare una certa impressione. Ma siamo così sicuri che si discostino poi così tanto dai comportamenti che vengono assunti anche da coloro che si ritengono "sane"? Forse sono estremizzati, ma non sono poi così "fuori dal mondo".

Il fatto è che, durante una convivenza, malattia e quotidianità si vanno inevitabilmente a confondere e diventa difficile capire se ogni minima tensione, ogni minimo comportamento, ogni problema del rapporto di coppia o della vita pratica sono conseguenza del fatto che uno dei due sta male o se era inevitabile che andasse in un certo modo!
D’altra parte comunque il problema esiste…c’è di fianco a noi una persona malata che ha bisogno d’aiuto e far finta di niente è da ipocriti.


Come fare dunque per non arrivare a gesti estremi? Come fare per tentare di avvicinarsi a chi sta male senza urtare la sua sensibilità e senza essere anche noi ingoiati nel circolo vizioso?
E’ ovvio che, non essendo fatti di pietra, è impossibile non venire in qualche modo "condizionati" dalla situazione.
A volte però certi spunti e certe riflessioni possono dare una mano a vedere la realtà sotto punti di vista differenti e a non inchiodarsi in comportamenti stereotipati o retorici.

 

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