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DCA - Bulimia
Scritto da Stefania Cordazzo   
Indice articolo
La Perfezione
Pagina 2

tratto da Bulimia di Vivere, per gentile concessione dell'autrice.   

monroe.jpgCosa ne pensate di Marilyn Monroe? Stupenda, vero? E' diventata e rimarrà per sempre un'icona della bellezza femminile, con le sue forme morbide e sinuose, i suoi occhi dolci, il suo sorriso ammiccante.

Splendida e perfetta in ogni occasione...ma, alla fine, era veramente così?

Una sera ho ascoltato per caso una dichiarazione rilasciata da uno dei suoi biografi.

Marilyn, come da leggenda, era solita andare a letto con due sole gocce di Chanel n. 5. UAO! Eccitante, raffinato, stiloso, elegante...peccato che, sotto tutto questo alone di apparenza, fosse una scarsa osservatrice della sua igiene personale. Si racconta infatti che, oltre a non indossare la biancheria intima, non badasse nemmeno tanto alla propria pulizia e che, (tralasciando i particolari), soprattutto nei periodi di mestruazione, le inservienti erano costrette a disfare e rifare completamente il letto più volte al giorno...

Sentita questa intervista mi è crollato un pò un mito ed ho assunto quella faccia un pò tra lo schifato e l'indignato propria di chi giudica e di chi dentro di sè giura che non arriverebbe mai a fare una cosa del genere (troppo in fretta forse mi ero dimenticata di quanto fosse peggio trovarsi con la faccia e le mani completamente colanti e puzzolenti di succhi gastrici misti a cibo sminuzzato e mal masticato fatto fuoriuscire a forza dallo stomaco...).

Anch'io ero caduta nell'errore comune di estrapolare l'immagine del mito, del personaggio, da ciò che in fondo anche Marilyn era veramente, ovvero un essere umano, una donna come tante, con tutti i suoi pregi (apprezzati) ed i suoi difetti (osteggiati!).

Eppure, a prima vista, cose come queste non vengono mai prese in considerazione.



 
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Scendere dall'albero...

albero.jpgLa persona anoressica è come il gattino dei cartoni animati che inseguito dal grosso cane del quartiere si arrampica velocemente in cima a un albero, per cercare il rifugio e la protezione che non saprebbe trovare altrove. Da lassù guarda con sufficienza e sollievo ciò che dal basso lo minaccia. Da lassù è sicuro di avere un controllo totale, a trecentosessanta gradi, del mondo sottostante. A un certo punto però la questione diventa scendere dall’albero: il gattino non sa più tornare a terra e deve stare sempre più attento a non perdere l’equilibrio, perché la caduta potrebbe essere mortale. In più se scendesse dovrebbe anche fare i conti con ciò da cui si era messo al riparo.E sì, da quell’albero mi sono illusa di essere al sicuro dalle difficoltà che non riuscivo ad affrontare, costretta a guardare dal buco della serratura il mondo, la vita che continuava a scorrere: un mondo e un vita da cui mi sono esclusa per non soccombere..


Alessandra

 

 

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