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Guarire
Come agire
Terapie: come scegliere? II | Terapie: come scegliere? II |
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di Laura Dalla Ragione
La riabilitazione nutrizionale a qualunque livello di trattamento è strettamente connessa a quella psicologica: l’una non procede senza l’altra e la contemporaneità dell’intervento terapeutico garantisce una efficacia senz’altro maggiore rispetto a quella delle terapie condotte singolarmente. Nel trattamento del disturbo alimentare è necessario “farsi largo” attraverso gli aspetti somatici, che altrimenti potrebbero invadere completamente la scena psichica, impedendo quindi qualunque accesso ai processi e alle dinamiche emotive del disturbo. I contenuti mentali sono completamente sommersi dai digiuni forsennati, dagli squilibri elettrolitici, dall’estenuante ricorso al vomito autoindotto. E, soprattutto, dall’ideazione ossessiva, martellante, persistente, instacabile che opprime chi è affetto da un disturbo alimentare. Non è ipotizzabile pensare di attendere la remissione di questa sintomatologia, prima che i contenuti psichici possano diventare accessibili e utilizzabili nel lavoro psicoterapeutico. È necessario dedicare tempo ed energie all’aspetto nutrizionale, corporeo ed internistico della paziente, e considerare questo aspetto del trattamento fondamentale quanto quello psicologico. Un lavoro collettivo. Nell’intreccio tra psiche e soma, tra curare e prendersi cura, tra urgenza internistica e catastrofe psicologica, tra famiglie “in scacco” e figlie oppositive, il lavoro integrato, coordinato dell’equipe dei curanti, diventa fondamentale. La terapia individuale, di gruppo, familiare, attuata attraverso le diverse figure professionali, permette di intervenire sui meccanismi di attaccamento del paziente, che costituiscono, in fondo, uno dei principali bersagli della cura. Terapia individuale, di gruppo e familiare costruiscono più efficacemente una possibilità di uscita dal tunnel della malattia, attraverso la ricomposizione di quella scissione tra corpo e mente, che sta alla base del disturbo. La presenza di più terapeuti è un modo particolarmente efficace di assicurare una buona modulazione nell’intensità e nell’attivazione del sistema di attaccamento e sicuramente comporta una riduzione del numero dei drop-out (attacco e interruzione della terapia), fenomeno non poco rilevante nel trattamento dei DCA. La continuità delle cure Uno degli aspetti più difficili da gestire per i pazienti e i loro familiari è sicuramente quello della continuità delle cure tra un livello di assistenza e un altro. Cosa succede ad esempio quando una paziente, seguita in ambulatorio, si aggrava e deve quindi essere ricoverata in Ospedale o in Residenza?. Nella maggior parte delle regioni italiane le famiglie sono costrette a cercare da soli il posto letto in Ospedale o in residenza esponendo se stessi e le pazienti ad un grave stress. È necessario invece che questo processo di transizione tra un livello e l’altra sia gestito interamente dall’equipe dei curanti, concordando con la famiglia e il paziente questo passaggio e rassicurando tutti sul fatto che cambiamento del progetto terapeutico non è necessariamente negativo, ma può costituire un altro gradino verso la guarigione. Questo significa che in ogni regione dovrebbe essere presente una rete di intervento, completa in tutte le sue parti che possa consentire delle cure accessibili ai pazienti, senza costringerli ad interminabili viaggi della speranza. Gli psicofarmaci servono? Le Linee Guida internazionali e tutta la letteratura ci dicono che i farmaci hanno un effetto molto limitato nel trattamento della bulimia e del DAI, e praticamente nessuna efficacia nella terapia della anoressia. Possono essere utili nel caso di una compresenza di altri disturbi psichiatrici, per esempio in presenza di un grave quadro depressivo, non secondario alla malnutrizione o di disturbo da attacchi di panico. Teniamo anche conto che in molti casi le pazienti sono sotto i 18 anni o addirittura sotto i 14 anni, laddove quindi gli effetti di tali farmaci non sono stati valutati e o addirittura ne viene sconsigliato l’uso.Vanno quindi usati con grande cautela, solo in casi di necessità e comunque per brevi periodi.
tratto da: IL VASO DI PANDORA Disturbo del Comportamento Alimentare: guida per familiari, amici, insegnanti e pazienti, Pubblicazione a cura di CESVOL, centro servizio per il volontariato Perugia, 2008
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