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Guarire
Come agire
Terapie: come scegliere? I | Terapie: come scegliere? I |
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di Laura Dalla Ragione
La malattia è il lato notturno della vita, una cittadinanza onerosa. Tutti quelli che nascono hanno una doppia cittadinanza nel regno dello stare bene e nel regno dello stare male. Preferiremmo tutti servirci soltanto del passaporto buono, ma prima o poi ognuno viene costretto, almeno per un certo periodo, a riconoscersi cittadino di quell’altro paese. Susan Sontag
Negli ultimi anni la ricerca scientifica ha dimostrato che ci sono motivi reali di ottimismo nel trattamento dei disturbi dell’alimentazione, solo se lo stesso è condotto da specialisti del settore che interpretano un modello di intervento altamente strutturato, che include l’approccio nutrizionale, l’approccio psicologico, il lavoro con la famiglia. Gli orientamenti internazionali e nazionali degli esperti in materia considerano ormai indispensabile un approccio interdisciplinare integrato per il trattamento dei Disturbi del comportamento alimentare, che si è dimostrato più efficace nella cura e nella riabilitazione di tale disturbo. La Commissione di Studio del Ministero della Sanità per l’Assistenza ai pazienti affetti da Anoressia e Bulimia Nervosa, ha pubblicato nel 1998 alcune indicazioni specifiche in merito al trattamento di queste condizioni. Secondo tali indicazioni la terapia dei DCA deve essere concepita in termini interdisciplinari ed integrati. Sono necessarie strutture di cura, in cui collaborino sistematicamente figure professionali diverse: internisti, nutrizionisti, psichiatri, psicologi, filosofi, clinici, dietisti, privilegiando, senza mai escludere l’altro, il versante somatico o psichico a malattia. Il programma terapeutico ai vari livelli deve essere di tipo multidisciplinare, prevede cioè la collaborazione di più figure professionali che lavorano in una équipe congiunta, con una presa in carico globale del paziente, adottando le stesse tecniche di intervento e un linguaggio comune con le pazienti. A seconda della gravità del quadro sono necessari livelli di assistenza diversi: ambulatorio day-hospital, ricovero in Ospedale in caso di urgenza, trattamento residenziale e semiresidenziale per il programma riabilitativo.Non c’è dunque un livello terapeutico migliore di un altro ma a seconda della gravità un intervento può essere più appropriato di un altro. Tale rete, completa delle sue parti, consente di fornire alle pazienti un percorso assistenziale coordinato e complessivo, valutando attentamente l’utilizzazione dei vari gradi di assistenza durante le diverse fasi della terapia. Il trattamento ambulatoriale Il trattamento ambulatoriale rimane il trattamento d’elezione nel 60 % dei casi, ma per essere efficace deve essere effettuato da un equipe che comprenda tutto gli aspetti: psicologici, internistici, nutrizionali e di terapia o sostegno della famiglia. Le evidenze scientifiche supportano tale affermazione ma anche la nostra esperienza dimostra che quanto più l’intervento è integrato e coordinato, tanto più si ottengono risultati favorevoli. In altre parole, un buon lavoro psicologico svincolato da qualunque supporto nutrizionale e da una pianificazione dietologica, o viceversa un buon lavoro sul piano dell’alimentazione non connesso agli aspetti emotivi ad essa associati, hanno entrambi sicuramente meno probabilità di efficacia di un lavoro intrecciato, in cui la paziente possa contemporaneamente affrontare le problematiche corporee e quelle psicologiche. Un trattamento ambulatoriale ben coordinato non può durare meno di due anni, proprio perché non è solo il peso o il sintomo a dovere essere modificato ma ciò che muove internamente il disturbo. Il trattamento ambulatoriale deve necessariamente coinvolgere i familiari sia che la paziente sia minore e viva con i genitori, sia che la paziente abbia invece già formato una sua famiglia. Il ricovero in urgenza Ci sono casi, quando l’indice di massa corporea scende sotto 14 che il ricovero in Ospedale si rende necessario. Va fatto in strutture ospedaliere preparate ad accogliere questo tipo di pazienti e per il minore tempo possibile. Anche in questo caso è necessario che, oltre ai clinici, sia presente almeno in consulenza una figura psicologico-psichiatrica che possa aiutare la gestione della paziente e dei suoi genitori. In alcuni casi, per fortuna non frequenti, quando la paziente rifiuta le cure e rischia la vita si rende necessario il Trattamento Sanitario Obbligatorio, che può essere effettuato solo in Reparto Psichiatrico e che comunque non conviene mai prolungare oltre lo stretto necessario. Il Day-Hospital Una forma intermedia di assistenza è il Day- Hospital, dove la paziente svolge un programma diurno che permette di svolgere una riabilitazione psiconutrizionale, senza interrompere la propria normale quotidianità. Può essere utile per ragazzi molto giovani, dove c’è una buona motivazione e dove il contesto familiare sia abbastanza solido. Il Trattamento Residenziale Premettiamo intanto che la riabilitazione psiconutrizionale può svolgersi solo in ambiente extraospedaliero. Il trattamento residenziale può rappresentare infatti o il proseguimento terapeutico in ambiente protetto di una degenza ospedaliera acuta o una alternativa al ricovero stesso che soprattutto per ragazze molto giovani, a volte bambine, può determinare gravi effetti secondari. La durata della degenza varia dai 3 ai 5 mesi ed è tale da consentire un recupero ponderale e la costruzione di una consapevolezza della patologia che possa essere accettata dalla paziente. L’accesso alla struttura viene stabilito dall’equipe su proposta del medico curante, dei servizi territoriali, direttamente su richiesta della paziente o dei genitori della stessa. È necessaria l’adesione delle pazienti al programma con incontri preliminari di motivazione e con la costruzione di un contratto terapeutico ben stabilito, che viene sottoscritto dalla paziente e, nel caso sia minore, anche dai genitori della stessa. Il programma riabilitativo residenziale ha caratteristiche di alta specializzazione ed intensità assistenziale: l’organizzazione della giornata è estremamente strutturata, sia nella attenta gestione dei pasti, che in attività volte a fare riacquisire alle pazienti una gestione della alimentazione corretta. Il programma prevede diverse fasi assistenziali sia dal punto di vista psicologico che nutrizionale. Durante la degenza vengono fatti incontri con i familiari delle pazienti ricoverate. tratto da: IL VASO DI PANDORA Disturbo del Comportamento Alimentare: guida per familiari, amici, insegnanti e pazienti, Pubblicazione a cura di CESVOL, centro servizio per il volontariato Perugia, 2008
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