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Prevenzione - Educazione alimentare
Scritto da Chiara Rizzello   

Quando il cibo rischia di diventare un arma (a doppio taglio)
etadelno.jpgTra i due ed i tre anni avvengono nel bambino modificazioni importantissime che riguardano l'indipendenza personale e sociale: è l'età in cui normalmente si sviluppa e completa il controllo sfinterico (leggi abbandono del pannolone) e si instaurano i primi rapporti propriamente sociali con i pari.
Il bambino si autoafferma come essere individuale ed autoafferma la possibilità di controllare se stesso e di decidere per sè, indipendentemente dal volere altrui (finora si era percepito come totalmente dipendente dalla figura genitoriale).
Con l'acquisizione della motricità (inizia a camminare e a spostarsi dove vuole) egli comprende che può essere separato dalla madre e questa scoperta lo affascina e terrorizza allo stesso momento.
Egli intraprende dunque una serie di tentativi ed esperimenti per verificare quanto davvero è autonomo, quanto davvero può fare diverso da ciò che dice la mamma, quanto davvero può decidere e quanto le sue decisioni ricadono su modificazioni del reale (le famose conseguenze delle proprie azioni).
Il gioco, la relazione sociale, il sonno, il cibo...tutto è potenzialmente campo di prova e di battaglia, di esperienza di sè.
Ecco che allora potremmo vedere bimbi che fino ad allora avevano mangiato con appetito, rifiutare il cibo ai pasti, bimbi che avevano dimostrato desiderio di conoscere nuovi sapori "fissarsi" su pochi gusti, bimbi che sembrano prendersi gioco di chi propone un piatto con i loro continui e repentini cambi di idea e con i loro capricci.

Il cibo può diverntare un arma potentissima nelle mani di questo piccolo ma deciso individuo che lo utilizza per mettersi alla prova e per metterci alla prova. Non è provocazione inutile, ma fase necessaria e sana del suo sviluppo.
Prendiamola dunque come occasione per crescere: lui e noi. Per crescere insieme.
Niente prove di forza, in questo caso, da parte nostra: il bimbo deve imparare a comprendere che il cibo non è un arma e che tramite il cibo non si contratta nulla, non si ricatta nessuno e non si ottiene una reazione emozionale nel genitore.
Il cibo non è uno strumento se non per cibarsi e nutrirsi.
Niente imposizioni su quantità ("se non finisci la pasta non vai a giocare") e qualità dei cibi ("o mangi la minestra o salti la finestra") , niente insistenze ("ti tengo seduto finchè non mangi"), niente ricatti affettivi ("se vuoi bene alla mamma mangia").
Niente reazioni forti.
REGOLE, quelle si.
POCHE E CHIARE.
COERENTI.
Il bambino deve sentirsi libero di provare ma contenuto al tempo stesso in uno spazio protetto e garantito.
E voi dovete trasmettere al bimbo che il cibo non è un arma e non è l'arma che si usa in casa. Mai.

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