Briciole di Pane - Uscire dai disturbi del comportamento alimentare è possibile

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I Nuovi Tipi di DCA
L'ossessione di mangiare sano: l'ortoressia PDF Stampa E-mail
di Laura Dalla Ragione

L’ortoressia e la bigoressia costituiscono l’ esasperazione di quelle che potremmo definire come filosofie di vita moderne basate sul salutismo e sul mantenimento della forma fisica; non sono ancora riconosciute dalla comunità scientifica internazionale come patologie vere e proprie nè sono inserite nei principali manuali diagnostici ma stanno raggiungendo una diffusione tale da poter parlare di pears.jpgatteggiamenti ad elevato rischio di convertirsi in veri e propri nuovi disturbi alimentari.

L’ortoressia, dal greco “orthos” costituisce una sorta di ossessione per i cibi “giusti”, “corretti” identificata e studiata da un medico statunitense, Robert Bratman, come una nuova forma di dipendenza dal cibo si caratterizza per la presenza di una preoccupazione eccessiva per la purezza del cibo che si assume ed un immenso timore per le conseguenze mediche di un’alimentazione scorretta. Colui che soffre di Ortoressia controlla e seleziona gli alimenti che assume in maniera sproporzionata rispetto agli ipotetici rischi medici, esponendosi ad un rischio elevato di sviluppare una patologia nervosa che, per l’attitudine a restringere progressivamente le classi nutritive e seguire una dieta sempre più rigida con alterazione del rapporto con Sé e con l’esterno, può sconfinare in un quadro clinico compatibile con un disturbo del comportamento alimentare.

peas.jpgNelle persone ortoressiche sono facilmente riscontrabili tratti di personalità di tipo ossessivo: dedicano ore a discutere sull’esistenza di cibi puri ed impuri, ad acquistare scrupolosamente i loro cibi e cucinarli con eccessivo rigore e possono giungere, per mancanza di tempo e difficoltà ad adattarsi, a rinunciare al loro lavoro e alle relazioni sociali. Nel libro “Health Food Junkies” Robert Bratman li definisce “drogati di cibo sano” con riferimento alle analogie che, per la dispersione di tempo e le modalità della ricerca, questo tipo di disturbo ha con le dipendenze patologiche: sono persone che hanno bisogno di programmare sempre scrupolosamente i propri pasti e di conoscere ogni singolo ingrediente contenuto negli alimenti assunti con evitamento di pasti sociali e necessità di portare con sé cibi pronti e stoviglie personali durante i pasti consumati fuori casa; sostengono che il cibo debba fare sentire meglio e non debba essere in nessuno modo fonte di piacere; provano disgusto nel riempire il proprio corpo con sostanze non naturali e disprezzano le persone che mangiano in modo normale con vere e proprie difficoltà di relazione con chi non condivide le proprie idee alimentari; hanno paura di contaminare il proprio corpo; hanno un desiderio continuo di depurarsi; provano sensi di colpa quando trasgrediscono la dieta e sono molto severi con se stessi; può riscontrarsi addirittura un evitamento fobico di piatti, posate, pentole ritenute contaminate da cibi “non naturali” o fabbricate con materiale che possa alterare le qualità nutritive (teflon, alluminio, ecc).

milk.jpgAltri elementi tipici dell’ortoressia sono l’attitudine a pensare al cibo per più di tre ore al giorno, a pianificare dettagliatamente anche i menù del giorno successivo a sovrastimarsi in base a ciò che si mangia, rinunciando al cibo che piace, per mangiare quello più “giusto” senza considerarne minimamente il sapore o il profumo. Mentre coloro che soffrono di anoressia o bulimia sono ossessionati dalla quantità del cibo assunto, le preoccupazioni degli ortoressici riguardano la qualità di ciò che si ingerisce per cui è imprescindibile accertare che un alimento sia sano, “puro” e attivo nella prevenzione delle malattie sfiorando e talvolta sconfinando in un quadro di ipocondria paradossale: il timore di malattie e “contagi” impone all’ortoressico uno stile di alimentazione talmente rigoroso da esporlo consistentemente al rischio di sviluppare carenze nutrizionali gravi. Il quadro clinico infatti può caratterizzarsi per la comparsa di gravi carenze alimentari rispetto a cui spesso però la persona appare ignara e disinteressata confidando ciecamente nella propria dieta sanissima: accanto alle problematiche di natura psicologica e psichica come stress, sensi di colpa, ossessioni, fobie e condizioni di ritiro socio-lavorativo possono insorgere malattie secondarie alla drastica riduzione di vitamine e sali minerali quali l’avitaminosi, l’arterosclerosi, l’osteoporosi (Dalla Ragione, 2005).

La diffusione dell’ortoressia potrebbe essere correlata ad un nuovo genere di alterazioni alimentari giunte negli ultimi anni all’attenzione dei clinici: la diffusione di vere e proprie “mode alimentari” (Hellas Cena, 2006), un altro fenomeno della nostra epoca storica per cui talvolta i limiti tra moda e disturbo propriamente detto possono essere molto sfumati. Da diversi anni assistiamo infatti alla diffusione in strati sempre più ampi della popolazione di vere e proprie filosofie alimentari accomunate da una pericolosa iperselezione degli alimenti e nascoste dietro il nome di dieta a Zona, dieta Atkins, vegetariana, vegana, macrobiotica, vegetariana, crudista, fruttarista etc. Sebbene non sia una conseguenza ineluttabile, è possibile che a lungo andare anche queste diete vengano seguite in maniera eccessivamente rigida o restrittiva potendo arrivare ad esporre l’interessato a carenze vitaminiche e proteiche gravi o a condizionamenti importanti della propria vita sociale.

tratto da: IL VASO DI PANDORA Disturbo del Comportamento Alimentare: guida per familiari, amici, insegnanti e pazienti, Pubblicazione a cura di CESVOL, centro servizio per il volontariato Perugia, 2008

 
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colazione.jpgAnno nuovo, vita nuova. Buoni propositi, "da quest'anno inizio a correre, dimagrisco, imparo l'inglese, non fumo più, risparmio, mi iscrivo in palestra"... Chi non si è trovato a fare questi pensieri, magari col sorriso. Qualcuno può avere deciso ad un certo punto della propria vita di cambiare alimentazione. Il cibo è fonte primaria di sopravvivenza, permette di vivere, ma è anche molto altro. Esso rappresenta convivialità, ricompensa emotiva, e, sempre più di frequente, è ossessione. Chi soffre di un Disturbo della Condotta Alimentare, DCA, elegge il cibo come principale causa di sofferenza. Le radici di un DCA sono remote. Di anoressia e bulimia se ne parla per forza di cosa. Vi sono però altri disturbi alimentari meno evidenti, tuttavia indici di distorsioni cognitive e disagio interiore. Tra questi l'ORTORESSIA, alla lettera, alimentarsi in modo corretto. I media a partire dagli anni '90 hanno fatto una campagna incessante sul salutismo, il benessere, il fitness, il wellness. Mangiare cibi biologici, fare sport, non bere, non fumare raprresentano uno stile di vita esemplare e confina con una certa filosofia New Age tanto in voga negli ultimi decenni. Fin qui esso appare auspicabile. Tuttavia la ricerca ossessiva di tale modus vivendi può celare una vera e propria ossessione. Si inizia magari escludendo alcune macro categorie alimentari, come la carne, o i cibi di origine animale, si inizia a frequentare supermercati specializzati, l'interesse si sposta su regimi alimentari alternativi, come la Macrobiotica, il Veganismo, il Crudismo. Tale comportamento alimentare può sfociare in una vera crociata contro il cibo sospettato di essere inquinato, industriale, nemico. Fino a diventare una vera patologia, l'Ortoressia. Si insegue il regime perfetto, si leggono libri, si seguono teorie, si sposano filosofie in modo acritico-anacronistico. L'ortoressico esclude e seleziona cibi, dedica ore e ore per procurarsi cibi particolari e a prepararsi i pasti, cessa di frequentare amici e di parteciapre a cene,  modifica o annulla la vita sociale. Cibarsi diventa un rituale rigido e maniacale, dove si può mangiare solo quel determinato alimento, cucinato solo in quel determinato modo. Una condanna, una galera di cui non si è consapevoli, anzi si crede di amare se stessi e farsi del bene, di tenere alla propria salute. Invece si è prigionieri di una ossessione. Avviene così una sorta di demonizzazione di alcuni cibi, e il disprezzo per chi non segue lo stesso regime. Si guarda con superiorità chi non si "capisce". Si pensa che la chiave di tutta l'esistenza stia nel modo di mangiare, l'illuminazione è a portata di mano se si mangiano le alghe Kombu, e "poveri" color che non le mangiano.  L'ortoressico ha la stessa ossesione dell'anoressico, solo che non è implicata la quantità del cibo, ma la qualità. La sua dipendenza per il cibo si manifesta in una maniacale scelta di cibi sofisticatamente ricercati, non contaminati, o dalle proprietà mediche. Egli vive il cibo come medicina, e la vita come malattia in agguato. Sono persone schive, tristi, che hanno perso il gusto pieno della vita, i colori e i sapori. Anche qui vi è un ideale distorto e assurdo di perfezione, una ricerca irreale e allienante, mancanza di concretezza e comune buon senso. Si escludono determinati cibi locali, e si consumano alghe venute da chissà dove, o funghi giapponesi vissuti come panacea di un malessere profondo e nascosto. Come l'anoressico e il bulimico, l'ortoressico instaura una lotta con il CONTROLLO, acquisendo un atteggiamento nei confronti dellla vita da caccia alle streghe, inquisitorio. Egli diffida di ingredienti, e si rinchiude in una piccola setta di persone che segue lo stesso delirio alimentare, imponendo anche ai propri figli restrizioni e demonizzazzioni sul cibo. L'ortoressico si nega il piacere del cibo, ne ha estrema paura. Come ogni altra persona con un disturbo alimentare egli ha PAURA DELLA VITA, della gioia, del godere appieno della ricchezza e dell'intimità. Chi ha un DCA ha una cognizione distorta di sé e del mondo, vede la vita come una guerra, specchio di una lotta infinita con se stessi. Il cibo serve per vivere, non può diventare demone, amore, ricompensa, inferno, o farmaco. L'equilibrio si ha quando grazie all'amore e al rispetto per se stessi si assume un comportamento alimentare bilanciato, concedendosi scorribande e festeggiamenti occasionali, senza abbracciare crociate di alcun genere. Se si ha un buon rapporto col proprio corpo e ci si ascolta, sarà facile rispettarne i bisogni.

Ameya G. Canovi

su:

da: http://amoredipendente.splinder.com/

 

 
La malattia non è una compagna di vita
giallo8.jpgIo gestisco un centro per i disturbi dell'alimentazione a roma. posso dirvi che per molti e' dura ma per tanti c'e' rimedio. la condivisione della malattia(perche' e' una malattia) con altre persone che stanno nella tua stessa situazione spesso aiuta. noi ne abbiamo curate alcune che uscendo dalla clinica ci hanno lasciato dei messaggi emozionanti. non pensate di essere sole con la vostra malattia perche' la malattia non e' mai una compagna di vita.
GRISSOM74
 

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