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TRE MINUTI DI TROPPO
Chi ha in sorte di avere ancora in vita la nonna novantenne, può,
accanto ad un mare di inevitabili richiami al Mondo Antico Ormai
Perduto, ricevere delle perle di saggezza non prive di sfaccettature di
tipo clinico.
Rifletto solo oggi su di una frase consegnatami al supermercato a
natale, dalla nonna in antico toscano, poco prima che se ne andasse. "
Un tempo un s´aveva nulla e si correva. Oggi s´ha tutto e si corre".
Il tempo riferito è il tempo bellico. L´accostamento temporale tra ieri
e oggi, centrato sul concetto di " movimento", mi sembra degno di
riflessione. La gente, di ogni ceto, zona ed età, nel periodo
natalizio, è stata presa, chi più chi meno, dalla frenesia
dell´acquisto.. Una giornata trascorsa in un qualsiasi iper equivale ad
un approfondimento clinico, dei più seri e ponderosi, se osservata e
non subita. La corsa natalizia all´oggetto ha assunto un livello
talmente accelerato da ridurre al minimo annuale il momento
dell´interrogazione. A Modena, un grande centro commerciale, ha messo
in offerta ( sottoprezzo ) il tal telefonino. Un centinaio di persone
bivaccava sin dalla mattina, alle sei, innanzi ai portoni d´ingresso.
Come un concerto rock. Con tanto di giornale locale a fotografare
l´evento.
Lo stesso giornale riferiva che circa il 60 per cento degli acquirenti
di quel telefono aveva un età compresa tra i 14 e i 23 anni. E che in
maggioranza ha scelto di acquistarlo con una ratealizazzione. In ciò
trova conferma l´ipotesi, espressa in un interessante articolo de
l´Espresso di un po di tempo
fa ("Credit Crad Under21) che vede i nati dopo l´84 come motori
trainanti del mercato dei cosiddetti "gadgtets", già padroni del
concetto di ratealizazzione e di " prepagato".
Con questi strumenti, dice sempre l´articolo, i teen agers acquistano
prodotti informatici, abiti, cosmetici, cibo e articoli sportivi. In
ordine decrescente, col cibo al penultimo posto. Esauriti i bisogni
primari da tempo, siamo diventati avvezzi a rateizzare il superfluo.
Cosa resta impresso negli occhi di quei giorni? Il movimento. La corsa.
Un passo indietro: nel dire della nonna un tempo c´era fame, nel senso
più primitivo del termine. Mi riferisco agli ultimi sei mesi di guerra,
quando il tempo dell´occupazione tedesca in alta toscana coincideva con
i bomenotecadamenti alleati. Le condizioni sanitarie e alimentari di
alcune di quelle zone raggiunsero livelli miserrimi. Le famiglie
contadine (la quasi totalità) venivano private di farina, pane e legumi
sia dagli occupanti sia da chi a questi si opponeva. L´80% dei capi di
bestiame e dei campi da foraggio fu annientato dalle bombe alleate. Era
talmente tanta, la fame, che non si aveva tempo di domandarsi
null´altro oltre a che cosa si sarebbe portato a tavola quel giorno.
C´era un Meno enorme, una deprivazione delle minimalia per la
sopravvivenza, che generava, nell´apparenza esteriore, una situazione
di frenesia simile a quella di oggi
La corsa partiva la mattina, con la tessera annonaria. Poi c´era il
pomeriggio passato al mercato nero, e la sera la si dedicava al
enotecaatto tra vicini.
Riempire la pancia era un bisogno primario talmente urgente da metter
ogni uomo e donna valida in un movimento costante nell´arco della
giornata. Era un correre meccanico e scadenzato che faceva a meno
dell´interrogazione, simile a quello osservato all´Iper. La fila, anche
allora dalle sei di mattina, era dall´unico forno ancora funzionante.
La differenza sta nei diversi intenti di partenza, motori in epoche
successive di tale movimento : cosa mangio / cosa compro.
Paradossalmente il tempo del Capitalismo ( il Più di cose che incombe
dalle vetrine e dai teleschermi), che alimenta (a natale più che mai )
un vuoto che vuole riempire coincide, nell´effetto esteriore, col tempo
della Povertà. Il valore simbolico pare aver subito uno spostamento,
passando dall´oggetto cibo al gadget. Nel tempo passato cibo, saponette
e indumenti erano talmente rari e ricercati da avere un valore (
simbolico, appunto) assoluto, che azzerava il valore di ogni altra
cosa. Tale spostamento ha prodotto un mutamento in alcune modalità di
relazione del legame sociale. La differenza è evidente : al tempo si
regalava il grana per i matrimoni, il caffè, dicono, spesso si
ostentava sulla credenza a bella vista per gli ospiti, ma a cena si
beveva il surrogato di cicoria. Ho saputo, ( e ne ho trovato in questi
mesi ampia documentazione), che quando ci fu la liberazione, e si
scoperchiò il vaso di pandora delle rabbie e dei rancori personali del
paese, per punire il tal podestà o il tal collaborazionista, si usavano
due registri di denuncia. Nei confronti dell´alleato ( gli inglesi, nel
caso specifico) se ne raccontavano le malefatte amministrative, le
colpe politiche, gli arbitrii giuridici. Nei confronti dei compaesani
si usava invece portare l´improvvisato tribunale popolare nelle cantine
del reprobo, per mostrare quante derrate alimentari avesse accumulato.
Quando la nonna è scomparsa, ho trascorso un intero pomeriggio con le
donne anziane del posto. Mi hanno accolto distribuendo biscotti e
cognomi, ricostruendo e annaffiando come un griot africano l´intero
albero genealogico, collocando nel tempo episodi, citando unioni e
matrimoni, narrando di chi nacque dall´incontro con chi.
Nel corso di un pomeriggio hanno ricostruito e rappezzato l´Altro
culturale di quel paese. Ogni personaggio della storia aveva un
soprannome, derivato dalla sua attività o da una particolarità fisica.
Le sei diverse famiglie di quel luogo, invece, sono tuttora
identificate da un appellativo forgiato in quel periodo. Un soprannome
che è strettamente legato al cibo, e che, nel tempo, si è sovrapposto
al cognome anagrafico.
Beccafico, Mangiapatate, Vinella, Scorticatopo, Rubafagioli. Grottesche
etichette se vogliamo, ma testimonianza di un epoca nella quale,
mancando il cibo, per ogni gruppo familiare era ritagliato un posto nel
legame sociale in funzione di come si procurava il cibo stesso.
Ho imparato che, almeno in queste piccole comunità, le donne sono le
depositarie della filiera del simbolico. Donne che, oggi come allora,
gestiscono il cibo della casa e la memoria della collettività.
Sono quelle che, passando dalla toscana all´Emilia, si chiamano le "
rezdore" ( quelle che fanno la funzione del "reggente").
L´epoca della povertà e l´incombenza del Meno sembrano in tal senso
avere aspetti di similarità con l´epoca del Più. La mancanza soggettiva
mantiene una dimensione di inaccessibilità in entrambe le epoche. E´
preceduta e preclusa dal bisogno organico nell´un caso, congelata
dall´eccesso di cose e ridotta a vuoto nel secondo. Ciò che si ottiene
a livello esteriore è un movimento frenetico e procacciatorio, che
cerca il cibo nell´un caso e il bene di consumo nell´altro.
I primi non avevano il tempo di fermarsi e dedicarsi al tempo morto
dell´interrogazione. I secondi, noi, corriamo rifuggendo da tale tempo.
E´ nitido, a tal proposito, l´attimo dei tre minuti di raccoglimento
osservati in memoria delle vittime dello sfacelo occorso in Asia.
Di colpo l´altoparlante ha gracchiato nitidamente queste parole " si
prega la gentile clientela di sospendere la spesa, in ossequio ai tre
minuti di silenzio che osserveremo come ricordo delle vittime della
tragedia che ha colpito le popolazioni asiatiche". Le luci si sono
abbassate e la musica si è spenta. Ogni cosa ha cessato di funzionare,
dalle casse al lettore elettronico dei codici a enotecare.
L´Altro ha imposto un tempo morto. Ha preteso, dignitosamente ma a
sorpresa, ciò da cui la maggioranza degli astanti cercava di fuggire.
Non è stato, come avrebbe dovuto essere, un tempo di pietà e
riflessione sulla assoluta precarietà dell´essere nel mondo. Ma una
sofferenza imposta e male accettata. Imprecazioni, orologi tenuti sotto
controllo. La stessa tensione che mostrano i centometristi quando, a
causa della falsa partenza di un avversario, sono costretti a congelare
il loro corpo e tornare ai blocchi di partenza.
Al di la di commenti (irriferibili), era davvero palpabile lo stato di
tensione che veniva accumulato da noi tutti, costretti a fermarci. La
coppia di giovani ragazzi dietro a me, lista di nozze alla mano,
trapassava i corpi e teneva lo sguardo fisso, quasi a volerlo
immobilizzare, sul microonde coreano ( 35 euro!), che stava sullo
scaffale alle nostre spalle. Mostrava l´impazienza del pugile che deve
scaricare la tensione e suda mentre l´arbitro lo conta e lo mette alle
corde.
I tre minuti voluti dalla UE erano davvero il tempo giusto. Cinque
sarebbero stati troppi. Insomma, il luogo deputato all´abbuffata
bulimica per eccellenza, ( molto più che il edicola o il fast food) si
è di colpo tramutato in un rigido analista che ha inferto un taglio ad
una seduta collettiva, imponendo la sospensione brutale del godimento
vorace e infliggendo questi tre minuti. Ma si è trattato di un tempo
insopportabile, e dopo ogni cosa ha ripreso a funzionare come prima.
Rammento una striscia dei Peanuts nella quale Charlie Brown, mentre
porta il cibo in ciotola a Snoopy, si produce in una lunghissima
filippica sulla qualità del cibo, della vita e delle calorie. Al suo
volgere le spalle il coniglio si traveste da enotecaone rosso, getta la
zuppa e affonda il naso in un sacchetto di patatine dicendo " Uno dei
piaceri della vita è rimpinzarsi di porcherie".
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