Briciole di Pane - Uscire dai disturbi del comportamento alimentare possibile

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john-william-waterhouse-a-mermaid-180475.jpgdi Laura Dalla Ragione 

I disturbi del rapporto dell’uomo con il cibo e l’alimentazione sono stati descritti anche in epoche remote. Ma è solo nel Novecento, in una parte limitata del mondo, che si è presentato il problema di amministrare un’offerta di cibo sovrabbondante e seduttiva e che il problema alimentare si lega indissolubilmente all’immagine del corpo.

Nelle società industriali avanzate un numero sempre più elevato di individui, soprattutto donne, dedica grande attenzione e preoccupazione al controllo del peso e dell’immagine per mezzo di diete, esercizio fisico e altri comportamenti, più o meno nocivi.

Il fenomeno disegna lo sfondo sul quale va collocato e interpretato il progressivo aumento dei Disturbi del Comportamento Alimentare.

 

I Disturbi del Comportamento Alimentare sono sindromi cosiddette culture bounded, legate a certe culture e specifiche di alcuni paesi. Ne dobbiamo tenere conto per valutare la patogenesi e la diffusione di questi disturbi.

Sono disturbi frequenti nei paesi ricchi e fortemente industrializzati: Europa occidentale, Stati Uniti, Canada, Australia e Nuova Zelanda, Sudafrica, Giappone. Sono assenti o molto rare neipaesi poveri dell’Africa, dell’Asia e dell’America Latina.

La diffusione di queste patologie nei paesi dell’Est europeo (aumentata a partire dalla caduta del Muro di Berlino) del Terzo Mondo e fra gli immigrati da nazioni povere verso nazioni ricche appare correlata al miglioramento delle condizioni economiche e, ancora di più, ai processi di occidentalizzazione culturale.

È da notare che, nei paesi poveri, parallelamente all’aumento dei Disturbi del Comportamento Alimentare stanno aumentando, in misura esplosiva, i casi di obesità. Il culto della magrezza femminile segue la stessa distribuzione geografica e temporale dei disturbi dell’alimentazione.

Il caso del Giappone è abbastanza paradigmatico: in questo paese la forte ambivalenza tra modelli culturali orientali e occidentali è documentata dalle percentuali di prevalenza dei DCA riscontrate in alcuni studi: se i sintomi anoressici sembrano essere piuttosto rari (1 caso su 500 in città e 1 su 2000 in ambiente rurale), lo stesso non può essere detto per la Bulimia, chiamata Kibarashi-gui, la cui prevalenza varia in Giappone dal 2,1 al 3,6% a seconda della zona considerata.Sempre più difficile diventa oggi fare rientrare le forme davvero mutevoli dei Disturbi del Comportamento Alimentare, con gli alberi decisionali delle nosografie condivise. Negli ultimi anni le innumerevoli pazienti che ho incontrato mi hanno fatto pensare che oggi una varietà davvero grande di disturbi venga inghiottita come in un imbuto, da ciò che è descritto come patologia alimentare.

Infatti oltre alle mutazioni delle prevalenze dei vari Disturbi Alimentari, assistiamo anche ad un trasformarsi della patologia dei singoli pazienti che sempre più frequentemente migrano da un sintomo all’altro nell’arco della loro storia patologica.

La ricostruzione anamnestica del disturbo ci mostra una stessa paziente che inizia a digiunare e a dimagrire ferocemente, poi dopo un certo periodo perde il controllo e inizia ad abbuffarsi e per cercare di contenere l’aumento di peso inizia ad usare il vomito autoindotto, poi ancora può utilizzare l’iperattività fisica o lassativi e diuretici, che sono tra l’altro una delle cause di morte più frequenti.

Ma alla base di tutti i disturbi c’è un unico nucleo psicopatologico: l’ossessione per il controllo del corpo, ottenuta attraverso tutti mezzi possibili e immaginabili.

Le forme del disturbo sono andate così mutando, proprio come un virus insidioso. Dall’iniziale caratterizzazione “astinente” del l’anoressia (dove il disturbo si esauriva esclusivamente nel digiuno) ha fatto seguito, attorno agli anni settanta, l’innesto di alcuni comportamenti tipici del versante bulimico.

Negli anni Ottanta sono aumentati i casi di bulimia normopeso, e il disturbo è andato progressivamente evolvendo verso forme multicompulsive con l’aumento di abuso di alcool e di droghe, di gesti autolesionistici e di disturbi della condotta.

Non è un caso che nell’ultima edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, è stata inserita un’altra categoria che è quella dei Disturbi del Comportamento Alimentare non Altrimenti Specificati, di cui fanno parte le sindromi parziali, chiamate anche subcliniche o più correttamente subliminali, in cui sono presenti alcuni ma non tutti i sintomi necessari per la diagnosi di anoressia e bulimia, che sono in questo momento molto frequenti. Rientrano all’interno di queste sindromi parziali, ormai la maggioranza, tutti quei quadri associati alle presunte o vere intolleranze alimentari, altra grande paura del nostro secolo, all’ortoresssia, ossessione per il cibo sano, a forme di alimentazione estreme in un senso o nell’altro.

Tra i quadri atipici, il disturbo da alimentazione incontrollata (Binge eating disorder, bulimia senza contromisure di compenso) ha suscitato nell’ultimo decennio un interesse crescente per i suoi legami, importanti, con l’obesità, altro grande fenomeno fortemente correlato ai Disturbi del Comportamento Alimentare.

 

tratto da: IL VASO DI PANDORA Disturbo del Comportamento Alimentare: guida per familiari, amici, insegnanti e pazienti, Pubblicazione a cura di CESVOL, centro servizio per il volontariato Perugia, 2008

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