|
|
Recensioni
Libri e articoli
Il posto del panico, il tempo dell'angoscia | Il posto del panico, il tempo dell'angoscia |
|
|
|
| Recensioni - Libri e articoli | ||||||||
| Scritto da Chiara Rizzello | ||||||||
Pagina 2 di 2
Seguendo la migliore delle tradizioni Freudiane, il testo esordisce con il racconto di diversi casi trattati in analisi dal Dott. Montanari, persone differenti che bussano alla sua porta di terapeuta, portatrici ciascuna di un sintomo "che fa da tappo all'angoscia e che non vuol scoparire". Un sintomo nato e cresciuto con quella persona, che si costruisce poco a poco, "si sedimenta" negli anni fino a far parte integrante della vita e che svolge una funzione di sostegno e di difesa da uno stesso male: l'angoscia.
"Agire è strappare all'angoscia la sua certezza" scrive Lacan, adagiarsi al contrario, continua l'autore "determina uno stato di blocco fisico [...] il DAP sembra essere in questo caso il bastione protettivo che segna il limite invalicabile verso una zona d'angoscia non affrontabile". Il DSM descrive il panico come un evento fondamentalmente imprevedibile, caratterizzato dall'insorgere improvviso di un'intensa apprensione e una sensazione di catastrofe imminente, associato a dispnea, malessere toracico, sudorazione e paura di morire. Non così l'angoscia, che si preannuncia nell'individuo e lascia presagire il suo passaggio: se questa è un "affetto" normale, consustanziale all'individuo, il primo scardina le certezze individuali perchè non ha legami con gli eventi che lo circondano, vivendo nel suo qui ed ora. Il panico, ponendosi all'attenzione di chi ne soffre e di chi lo affronta come terapeuta, acquista le caratteristiche di nuovo sintomo, fenomeno di questa ultima generazione, che non trovano nel legame sociale un ancora di salvezza e di benessere. Chi si rivolge al terapeuta, osserva Montanari, afflitto da un DAP, non ha frequentemente un gruppo di riferimento cui sentirsi appartenente e legato, non trova tra le persone che lo circondano quella protezione dal disagio psicologico e sociale che in passato quasi tutti trovavano. Il panico interverrebbe allorchè il sintomo che fino ad allora li aveva sostenuti viene a mancare a causa di un imprevisto, di una modificazione del quotidiano che loro stessi si sono creati nel tempo. Il libro infine, anzi all'inizio, avvisa che , nè compito del terapeuta offrirefacili guarigioni, né ricette miracolose, ma più realisticamente ed onestamente propone il luogo di analisi come "una palestra di compromesso all'interno della quale il terapeuta è custode dello spazio simbolico del soggetto", fornendo ascolto ed aiuto ad un indioviduo che potrà liberarsi dal sintomo così come imparare a "destreggiarsi alla meno peggio" mettendolo nelle "condizioni di risollevarsi dalla caduta".
Solo gli utenti registrati possono inviare commenti! Powered by !JoomlaComment 3.12 Copyright (C) 2007 Alain Georgette / Copyright (C) 2006 Frantisek Hliva. All rights reserved. |
||||||||
| < Prec. |
|---|
Hai scritto un libro sui DCA, sulle tematiche educative in generale che possano essere inerenti ai temi di questo spazio e vuoi metterne a conoscenza il pubblico tramite una recensione?
Contattaci per proporcelo! Lo leggeremo e ne parleremo sul sito nell'apposita sezione.
Hai visto o sentito una pubblicità
che ritieni offensiva o dannosa?
Segnalala all'Istituto
dell'Autodisciplina Pubblicitaria
La procedura è facile e veloce
leggi la procedura
compila il modulo online
Più della psicologia stessa,
la sofferenza la sa lunga
in materia di psicologia.
(Marcel Proust)
Quando curi una persona puoi vincere o perdere, quando ti prendi cura di una persona puoi solo vincere.
(Patch Adams)