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La Dieta Paradossale II PDF Stampa E-mail

Giorgio Nardone, La dieta paradossale (Ponte alle Grazie, Milano 2007. 105 pagine, 9,00 euro)

 

In questo libro, Giorgio Nardone (psicologo e psicoterapeuta, cofondatore del Centro di Terapia Strategica di Arezzo), propone di affrontare la questione del rapporto con il cibo da un punto di vista “paradossale”. Nei capitoli iniziali, Nardone spiega il motivo fondamentale del fallimento della maggior parte delle diete oggi praticate, o meglio del loro mantenimento a lungo termine, che consiste nella logica di restrizione-trasgressione: più mi proibisco determinati cibi, e più il desiderio di essi aumenta fino ad diventare incontrollabile, cosicché una volta “finito” il periodo di dieta i cibi “proibiti” non riescono più ad essere tenuti sotto controllo e si riprende il peso perso, spesso con gli interessi. Nardone esamina poi nel dettaglio tutta una serie di comportamenti che egli chiama «soluzioni disfunzionali», ossia quei comportamenti o abitudini che portano a circoli viziosi (e potenzialmente patologici) e impediscono di raggiungere e mantenere non solo la forma fisica, ma anche e soprattutto l’equilibro psico-fisico. Come uscire da tutto ciò? Secondo l’autore, occorre prima di tutto abbandonare «criteri di razionalità lineare» e adottare invece «un criterio di razionalità che contempli la contraddizione, l’ambivalenza e il paradosso» (p. 44). Nardone propone quindi una dieta – spiegata nel dettaglio nel libro – che preveda di mangiare i cibi che più ci piacciono, con l’unico vincolo di limitarsi ai tre pasti principali. In questo modo, ristabilendo il “piacere” come fondamento del nostro rapporto con il cibo, possiamo re-imparare ad ascoltare il nostro corpo e i suoi bisogni, in modo da «assecondarne e facilitarne i principi autoregolativi» (p. 82). Il pregio di questo libro è quello di porre come fondamento lo stretto legame tra tutte le dimensioni della persona – fisica, psicologica, emotiva, etc – invece che limitarsi all’ottica riduttiva, purtroppo spesso prevalente, che considera solo un aspetto del nostro essere. L’autore dedica infatti l’ultima sezione all’attività fisica, anch’essa vista come un’esigenza e insieme una fonte di piacere per il nostro corpo (che “è fatto” per muoversi), spiegando come scegliere quella che più si adatta ai nostri gusti e alle nostre esigenze, invece di considerala solo come un “espediente bruciacalorie”, come l’ennesima modalità di controllo del peso. E’ una lettura di facile comprensione, adatta veramente a tutti, che in termini molto semplici ed efficaci smaschera molti dei comportamenti e delle credenze erronee oggi diffuse, proponendo una soluzione alternativa a tutto tondo e dagli effetti duraturi nel tempo.

di Anna Aresi

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Scendere dall'albero...

albero.jpgLa persona anoressica è come il gattino dei cartoni animati che inseguito dal grosso cane del quartiere si arrampica velocemente in cima a un albero, per cercare il rifugio e la protezione che non saprebbe trovare altrove. Da lassù guarda con sufficienza e sollievo ciò che dal basso lo minaccia. Da lassù è sicuro di avere un controllo totale, a trecentosessanta gradi, del mondo sottostante. A un certo punto però la questione diventa scendere dall’albero: il gattino non sa più tornare a terra e deve stare sempre più attento a non perdere l’equilibrio, perché la caduta potrebbe essere mortale. In più se scendesse dovrebbe anche fare i conti con ciò da cui si era messo al riparo.E sì, da quell’albero mi sono illusa di essere al sicuro dalle difficoltà che non riuscivo ad affrontare, costretta a guardare dal buco della serratura il mondo, la vita che continuava a scorrere: un mondo e un vita da cui mi sono esclusa per non soccombere..


Alessandra

 

 

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