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La bulimia PDF Stampa E-mail
Recensioni - Libri e articoli
Scritto da Stefania Cordazzo   
Indice articolo
La bulimia
Pagina 2

 

I seguenti due paragrafi sono stati tratti dal presente libro.

1) Il senso di approvazione


Ada (il riferimento ad Ada può essere generalizzato, per l’espressione della patologia, a tutte le persone bulimiche) sin da piccola comincia a provare piacere nello scoprire e nel comprendere quali cose sono da farsi per ottenere l’approvazione dai famigliari, dagli amici, dagli altri: per esempio, aiutare mamma in casa, seguire papà nella passione per lo sport, essere brava a scuola.

Di tutto questo Ada inizia a fare un canone di vita, caricandosi e facendosi caricare, seppure inconsapevolmente, di un ruolo anacronistico per una bambina: il ruolo cioè di una "signorina" (non già bambina) sicura di sé. Senza paure, forte, capace di risolvere ogni problema le si presenti.

"Accumulare" tante responsabilità significa anche che, se le cose non vanno secondo le aspettative (proprie, ma soprattutto degli altri), Ada si sente in colpa: una colpa a volte oltre il tempo e lo spazio, cioè smisurata.

Il senso del dovere (...) è fortemente sentito dalla ragazza: agli altri TUTTO è dovuto (per sentirsi accettata), non importa se ciò non è quello che lei vuole realmente, per se stessa non c’è NIENTE.

Questo, che è un esempio del suo modo di pensare e agire, sicuramente non funzionale e costruttivo per sé, si esprime in un rapporto col cibo altrettanto inadeguato e dicotomico: mangiare, ingoiare TUTTO ciò che è possibile, ma subito dopo svuotarsi, non lasciare NIENTE.

2) Il rapporto di "amore-odio" col cibo (un’evidente richiesta d’aiuto)


Il rapporto TUTTO-NIENTE della crisi bulimica può avere diverse origini.

Per primo, Ada vive la necessità di sentirsi continuamente approvata ed accettata da chi la circonda, necessità legata alla PAURA DEL GIUDIZIO ALTRUI, da cui nasce e cresce l’esigenza di mostrare sempre il meglio di sé: la sicurezza, l’audacia, l’autocontrollo.

Uno sforzo immane ne deriva, che si evidenzia continuamente nell’attenzione su se stessa a NON SBAGLIARE. L’errore non è contemplato, non è previsto. Ecco che quando questo arriva, il TUTTO diventa NIENTE. Ada non si sente più nessuno, non ha più stima di sé, non ama il suo corpo: di conseguenza, lo punisce e lo lacera.

Il DOVER essere SEMPRE competente e di successo per potersi considerare degna di rispetto è un’altra idea, irrazionale, che Ada vive costantemente: l’esigenza di essere "brava", di sentirsi competente nelle cose che fa è talmente forte che, se ciò non accade lei "sivede invisibile" agli occhi degli altri, in altri termini vive un forte SENSO DI NULLITA’.

La mancanza di fiducia in se stessa che accompagna questi momenti la spinge all’attacco bulimico.

La ragazza bulimica è, inoltre, incapace di vivere le proprie emozioni ed i propri sentimenti in maniera adeguata. Ciò implica una carica emotiva troppo forte, un’ansia di intensità elevatissima, che non riesce, purtroppo, ad essere canalizzata positivamente.

Per esempio, una scortesia ricevuta da un amico è vissuta in modo terribile e catastrofico. La "rabbia incontrollata" che ne consegue si identifica con una "fame incontrollata" e di nuovo si entra nel circolo vizioso amore-odio col cibo.

La persona bulimica vive ancora, l’idea che l’infelicità delle persone significative del proprio ambiente dipenda molto spesso da sé. E’ comese si sentisse dire continuamente "Per colpa tua!", "E’ tutta colpa tua!".

Fortemente in colpa e responsabile di ciò si punisce attraverso il cibo.

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