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La fine del digiuno di consapevolezza ed il fenomeno Pro-Vita | La fine del digiuno di consapevolezza ed il fenomeno Pro-Vita |
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Una Ricerca di Etnografia Digitale nella Rete del Cambiamento. di Valentina Ugolini su www.etnografiadigitale.it
![]() “Davanti a un computer cerchi tutto quello che ti interessa senza pensare di essere giudicato, influenzato, non capito tanto meno preso in giro… oggi il web è il primo “motore di risposta” perché non sei spiato, né osservato… le risposte te le cerchi… non le devi chiedere, e non è una libreria… che in ogni caso devi andare alla cassa a pagare…”
Il movimento web Pro-VitaTali parole incarnano a chiare lettere le forti motivazioni fondanti un’indagine interpretativasvolta a seguito di un’osservazione etnografica presso una web tribe coagulantesi attorno a tematiche di discussione concernenti la lotta ai Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA) a favore del percorso di cambiamento e guarigione. Tale raggruppamento digitale è stato denominato, in sede di analisi, tribù Pro-Vita, per le sue evidenti caratteristiche di scontro a favore della riconquista della vita propria di ogni membro, assediata dal DCA, mettendo in risalto, così, l’opposizione con un’altra web tribe, quella Pro-Ana (dove “ana” sta per anoressia), seguace invece del culto perfezionista della malattia. Detto studio è stato condotto su una base dati di 5725 discussioni in lingua italiana. Ciò che è stato portato avanti, col prezioso supportometodologico del Centro Studi Etnografia Digitale, è il forte obiettivo di sottrarre il Web, in relazione ai DCA, dalla negatività del tutto stigmatizzante e pregiudicante del fenomeno pro-ana, un filone più taciturno e nascosto, meno vivo e popolato, se si arriva a considerare la fervente attività e dinamicità di utenti, siti e community che invece inneggiano al cambiamento ed alla guarigione.
Mutamento culturale della patologia e della medicinaCome ogni patologia della soggettività, il disturbo alimentare si veste degli abiti della sua epoca e del suo contesto socio-culturale divenendo sindrome culture bounded e patoplastica, cioè rispettivamente collegata alla cultura specifica di alcuni paesi e dal punto di vista fenomenologico modellata, adattabile, mutevole, flessibile ai decorsi storico-sociali. Allo stesso modo, anche il sapere medico varia nelle società e nelle culture, e ciò lo si deve in parte altresì al fatto che a sua volta la malattia – l’oggetto del sapere medico – varia, modellandosi, appunto, socialmente e culturalmente. Sviluppare categorie e metodi per comprendere ed indagare tale panorama, obbliga a prestare molta attenzione all’ etnografia dell’esperienza: non si possono dunque tralasciare le narrazioni che i soggetti producono circa le esperienze dirette di malattia; ecco la ragione del presente lavoro di ricerca. E perché il Web?Perché le conversazioni che prima avvenivano nelle piazze del paese hanno ora come palcoscenico proprio la vastità del mondo digitale: il Web è ad oggi il principale canale di comunicazione e condivisione, fonte per reperire informazioni ed incoraggiamentomotivazionale, in particolare tra i soggetti dai 12 ai 35 anni, fascia d’età maggiormente colpita dai DCA, che inoltre usufruisce in maggior misura della Rete come mezzo principale per scopi informativi, comunicativi e di condivisione. Il Web TerapeutaIn questo scenario, il fine perseguito è quello di dimostrare l’importanza del Web nellamotivazione, informazione e supporto al percorso terapeutico e/o all’ attesa di un intervento specialistico: la Rete virtuale trascende la Rete del cambiamento, una valida risorsa di auto-mutuo-aiuto, sostegno e motivazione, nell’attraversare il percorso di cura. E’ stata inoltre individuata e brevettata, una nuova figura con grandi potenzialità, nominata “Web Terapeuta”, vale a dire un esperto nel trattamento dei disturbi alimentari che approcciandosi alla Rete, individua nello specifico la tribù pro-vita, ed una volta penetrato all’interno della stessa, supporta ed assiste i membri nel passaggio attraverso i vari stadi del cambiamento. Tutt’altro che impositivo od autorevole, per poter penetrare all’interno della tribù, è necessario che tale figura possegga buone dosi d’empatia e sia preferibilmente affine ai vissuti del gruppo. Il suo ruolo è inquadrabile nel concetto di “facilitatore del cambiamento”, ovvero di stimolatore ed incoraggiatore di risorse, motivazione, consapevolezza e strumenti strategici intrinseci alla tribù, che una volta sollecitati ed esternati potranno fungere da forza motore nel percorso verso il cambiamento. Perché un terapeuta può trarre profitto da un’etnografia digitale sui DCA?Le riflessioni scaturite dall’analisi dei costumi narrativi evidenziano il Web come arenad’elezione in cui queste persone sono pronte a riappropriarsi della propria identità dilaniata dalla malattia, della parola su se stessi, tramite la narrazione del Sé; il corpo afflitto dal disturbo alimentare ritrova finalmente il suo Autore che riesce a dar risposta alla domanda di senso e disignificazione circa l’esperienza di sofferenza, nel riconoscersi parte legittima di un gruppo, con il quale si condivide la propria individualità. Le persone non hanno la necessità di indossaremaschere o recitare un ruolo socialmente imposto, perché sono nel loro mondo: il web permette loro di ritrovare un posto nel mondo, ma non in qualità di malate, quanto in veste di tribù unita visceralmente nella lotta al DCA. ConclusioniDunque, concludendo, in un mondo di falsi miti e stigmi societari di cui la malattia stessa si nutre mutuandoli nei suoi geni, si è voluto non alimentarne uno ulteriore: l’agente causale del DCA non è un virus informatico che si prende tramite il computer e che può essere sconfitto semplicemente sterilizzando un sito infetto. Al contrario, il Web è un importantissimo convogliatore motivazionale e terapeutico all’interno del quale i membri pro-vita riescono a portare avanti un’azione di resistenza simbolica nei confronti degli stereotipi e delle forme di dominio prodotte ed imposte dal contesto sociale. Sta a tutti noi “viralizzare” tale concetto, perché “Non si può spegnere il fuoco col fuoco, asciugare l’acqua coll’acqua, combattere il male col male”. Non dimentichiamocene!
Valentina Ugolini
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