Briciole di Pane - Uscire dai disturbi del comportamento alimentare possibile

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Il pericolo in Internet: i siti ProAna
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L’esplorazione di questi siti, che essendo proibiti, vengono ciclicamente chiusi e riaperti, proprio come quelli dei pedofili, lascia davvero interdetti per il livello di terrorismo psicologico, a cui possono essere sottoposti gli adolescenti che vi entrano. Delle foto di giovani donne obese in costume da bagno e sotto una didascalia: “Ecco come i vostri genitori vogliono farvi diventare”. I comandamenti pro – Ana a cui gli adepti dei siti devono attenersi sono tutti centrati sulla equazione che la magrezza è la salvezza, la strada principale per essere vincenti e felici.Non è nuova nella storia della medicina una sorta di dimensione estetica di alcune malattie, pensiamo ad esempio alla tubercolosi nell’800, così ben rappresentata dal romanzo

La Montagna Incantata di Thomas Mann o alla sifilide o all’AIDS. Ma non c’è nulla che possa essere paragonato a questa rappresentazione del corpo che enfatizza la malattia e nello stesso tempo cerca di allargare intenzionalmente il contagio. I Disturbi del comportamento alimentare sono malattie gravi e dall’esito spesso infausto, sono la prima causa di morte tra le malattie psichiatriche, e la causa del decesso più frequente oltre quella collegata a complicanze internistiche, è il suicidio. È difficile accettare che qualcuno possa intenzionalmente diventare una sorta di untore e diffondere tra adolescenti che chattano o navigano in rete un disturbo che porta tali e gravi conseguenze.Alcuni stralci di queste conversazioni in chat, nei forum, nei blog, generalmente notturne ci introducono all’interno di un mondo, che si apre, appena le porte di quelle camerette piene di manifesti e peluche si chiudono. Le ragazzine, veramente quasi bambine, entrano in realtà dove per dimagrire si può fare di tutto, dove i genitori sembrano fantasmi inesistenti e dove i coetanei suggeriscono sistemi di controllo del peso efficaci e pericolosissimi. Come in tutte le chat, tutto avviene in presa diretta e le conversazioni si interrompono perchè una delle partecipanti al forum deve andare in bagno a vomitare, oppure a fare pipi dopo avere ingerito i diuretici, che la nonna prende per il cuore. Le altre, appena torna in chat, le domandano come è andata e si congratulano con lei se è riuscita nel suo intento.

Per ore e ore i partecipanti a questi dialoghi, si incontrano senza memoria nè immaginazione, in un tempo sospeso, dove la sequenza di attimi, flashes, frammenti di vita, non costruisce nessuna storia, nessuna temporalità. In questo mondo gli adulti non possono entrare e si coglie tutto il rinforzo positivo del sintomo dato dall’opposizione, dal senso di onnipotenza che tutti i partecipanti alle chat manifestano. Ogni aspetto del corpo, del cibo, di ciò che fa bene e di ciò che fa male viene dissacrato e irriso, si diffondono in web le leggende più inverosimili finalizzate alla perdita di peso, favole, fandonie, bufale.

Non c’è dubbio che in questo caso la forma patologica si connette molto facilmente a forme culturali e questo ne spiega la irrefrenabile diffusione, ma forse c’è qualcosa di più e scelgo le parole di un filosofo della scienza e delle idee, Paolo Rossi, che di questi temi si è occupato, per esprimere la difficoltà a separare la patologia dall’impianto culturale che le da nutrimento:

Nonostante tutti questi esempi, mi sembra resti vera l’asserzione che nessuno ha mai fatto propaganda a favore dell’assunzione o della diffusione di una malattia. Di fronte alla diffusione del culto di Ana possiamo domandarci: davvero si tratta, in questo caso, di propaganda a favore di una forma patologica o non si tratta invece dell’antica esaltazione del digiuno e della magrezza che sarebbero sinonimo di saggezza e di santità nelle filosofie orientali e, in particolare, indiane? O anche nell’ideale cristiano di una frugalità spinta fino ai limiti estremi? Di una santità che è fondata sul rifiuto del corpo, luogo di tentazione e strumento di peccato? o all’immagine (molto antica) del digiuno come purificazione? Una malattia che si connette a scelte di comportamenti e quindi, indirettamente, a filosofie e a scelte di vita, alle credenze e al costume perde per questo il suo carattere di specificità patologica, fino a diventare, in una certa misura, qualcosa di non più riconoscibile?

tratto da: IL VASO DI PANDORA Disturbo del Comportamento Alimentare: guida per familiari, amici, insegnanti e pazienti, Pubblicazione a cura di CESVOL, centro servizio per il volontariato Perugia, 2008

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Sento di aver bisogno di un appoggio

anna3.jpgRispondo in qualche modo a coloro che per aiutarti ti dicono "devi impegnarti!" oppure "se vuoi ce la puoi fare"... senza comprendere che nei disturbi alimentari non si tratta di fare un atto di volontà. personalmente mi sono colpevolizzata a lungo, sentendomi una persona senza spina dorsale, senza capacità decisionale. L'unica cosa che possiamo fare è agire su noi stessi, costruendoci a poco a poco, cercando di diventare la persona che piace di più a noi stessi e non agli altri... indipendentemente dagli uomini, dai genitori, dagli amici. ognuno ha degli strumenti solo suoi, una strada che va bene solo per se stesso... nel mio caso un aiuto concreto l'ho avuto diversi anni fa da una psicologa, ma ancora adesso lotto e a periodi sento di aver bisogno di un appoggio.

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