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Come aiutare - Per familiari e amici
Scritto da Chiara Rizello   
Indice articolo
Adolescenza
Pagina 2

Crolla l'identità personale anche per via dei forti mutamenti corporei che sopravvengono: la pubertà e la comparsa dei caratteri sessuali adulti è un vero e proprio trauma per la psiche infantile che si trova ora imprigionata in un corpo che non riconosce.

La ricerca di un nuovo sè passa attraverso il confronto non più con la madre e la famiglia, ma con i coetanei: il focus attentivo dell'adolescente si sposta pian piano, lasciando la famiglia come una figura sfuocata sullo sfondo e diventando attento osservatore di altri adolescenti a lui prossimi, amici e compagni di scuola.

Fortissima è l'attrattiva esercitata dai coetanei che si ritrovano facilmente a formare gruppi di pari, al cui interno vi è uno scopo comune: provare a crescere, capire, superare il disagio dell'adolescenza e avere nuove figure cui riferirsi per la ristrutturazione dell'identità personale.

Il gruppo, quindi, assume un ruolo fondamentale ed una valenza pratica a simbolica preminente su tutto il resto. Il gruppo diventa il riferimento per regole, valori, norme ed usi personali, così come fino ad allora lo era stata la famiglia d'origine.

In questo processo, l'individuo è spesso in crisi, disorientato e confuso poichè percepisce di essere sì autonomo rispetto alle figure genitoriali ma nello stesso tempo in balia di se stesso, di un sè stesso tra l'altro nuovo e differente da quello di pochi mesi prima.

L'adolescente è tutto ed interamente rivolto a se stesso e concentrato su di sè. Apparentemente abulico e sfaccendato a molti adulti, egli invece sta affrontando un compito molto impegnativo: la costruzione dell'identità adulta, quella che poi lo accompagnerà per il resto della vita.


L'adolescente userà in questo periodo non tanto gli strumenti che i genitori gli forniranno sul momento, ma quelli che avranno saputo fornirgli fino ad allora, dalla nascita alla preadolescenza.

L'adolescente li ha, dentro.

Li vuole giustamente strutturare a modo suo.

Bisogna consentirgli di farlo, con una presenza mai invasiva ma che si percepisca esistere e che sappia rispondere alle inevitabili richieste di aiuto.

 

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