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Camici e pigiami PDF Stampa E-mail
Come aiutare - Per familiari e amici
Scritto da Chiara Rizzello   
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Camici e pigiami
Pagina 2

 Ciao Daisy, il tuo intervento mi ha fatto molto pensare.. Prima di tutto farei una distinzione tra un livello generale di rapporto medico paziente ed uno particolare che riguarda gli atteggiamenti dei sanitari nei confronti dei genitori di una persona malata di dca, specie di anoressia. Sul primo livello, forse ricorderai il famoso libro "camici e pigiami" che un affermato primario scrisse a seguito della sua esperienza di malattia, esperienza che lo catapultò improvvisamente dall'altra parte della scrivania, in una posizione di bisogno, debolezza fisica e psicologica. Soltanto allora si rese conto dell'importanza del rapporto medico paziente e di quanto questo rapporto sia stato ignorato dalla maggior parte del personale sanitario per molti anni. Si cura anche - e prima di tutto - con la relazione umana. Patch Adams ci da un esempio mirabile in questo. Ora, senza aspettarci nasoni rossi e giochi di prestigio, perchè siamo adulti, ci aspetteremmo al minimo un trattamento umano: siamo pazienti...perchè tante volte pazientiamo sul serio. Tra l'altro una buona relazione medico-paziente (e la famiglia del soggetto con dca è tutta in cura!) facilita ed agevola un buon progredire della guarigione. L'altro aspetto di cui ti parlavo è appunto come viene percepita la madre di una ragazza anoressica, ragazza la cui sofferenza il personale dell'ospedale ha sotto gli occhi ogni giorno ed è facile (anche se non scusabile) pensare che dentro di loro imputino tutte le colpe al genitore. Ciò che ti consiglio è di fare orecchie da mercante a tutto ciò se la situazione non supera certi limiti e non ti vengono rivolte parole aperte di insulto o allusioni varie...c'è anche da dire che di norma la maggior parte della gente è maleducata, indipendentemente da chi sia o da chi abbia di fronte. Se però credi, puoi anche chiedere un colloquio con il primario dove esporre il tuo disagio, disagio che tra l'altro può danneggiare il tuo incontro con tua figlia e che dunque va considerato molto attentamente.

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Scendere dall'albero...

albero.jpgLa persona anoressica è come il gattino dei cartoni animati che inseguito dal grosso cane del quartiere si arrampica velocemente in cima a un albero, per cercare il rifugio e la protezione che non saprebbe trovare altrove. Da lassù guarda con sufficienza e sollievo ciò che dal basso lo minaccia. Da lassù è sicuro di avere un controllo totale, a trecentosessanta gradi, del mondo sottostante. A un certo punto però la questione diventa scendere dall’albero: il gattino non sa più tornare a terra e deve stare sempre più attento a non perdere l’equilibrio, perché la caduta potrebbe essere mortale. In più se scendesse dovrebbe anche fare i conti con ciò da cui si era messo al riparo.E sì, da quell’albero mi sono illusa di essere al sicuro dalle difficoltà che non riuscivo ad affrontare, costretta a guardare dal buco della serratura il mondo, la vita che continuava a scorrere: un mondo e un vita da cui mi sono esclusa per non soccombere..


Alessandra

 

 

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