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Come aiutare
Per familiari e amici
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| Come aiutare - Per familiari e amici | ||||||||
| Scritto da Emanuel Mian | ||||||||
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Ovvio che le discussioni atte a COMUNICARE, ASCOLTARE e soprattutto CHIARIRE vi devono essere!Esse non devono avere pero' come unico argomento il cibo\corpo\peso, altrimenti nella maggioranza dei casi diverranno veri e propri “scontri dinanzi ad un piatto”. Tali scontri ostacolerebbero il processo di comprensione reciproca e di comunicazione non giudicante dei reciproci sentimenti. Sconsiglio di cercare di “rallegrare il morale”, quanto invece di comprendere le sofferenze interiori, lasciando che la persona comunichi le proprie emozioni nelle modalita’ e tempistiche che riterra’ piu’ opportune. Un consiglio per i genitori: METTERSI IN DISCUSSIONE. Non diate soluzioni precostituite sulla base del “sono stato giovane prima di te…” ma piuttosto offrite il vostro ascolto, confrontandovi sempre schiettamente, e mai per “interposta persona”. Proporre “soluzioni”, limita la capacita’ di rendere autonome le persone con un DCA e perpetuerebbe il senso di inadeguatezza che e’ comune in coloro che soffrono di tali patologie. Atteggiamento importante da non tenere e’ di obbligare o peggio ancora di forzare la persona ad alimentarsi. Cio’ al fine di evitare prese di posizione verso un "attacco frontale" al sintomo con la conseguenza di far sentire la persona ulteriormente non capita e di farle trovare una "scusa" per non mangiare. Evitare di ristabilire “disciplina” fermamente in famiglia, ma cercare di rendere piu’ spensierate e meno rigide (il perfezionismo e’ una caratteristica che si riscontra in quasi tutte le pazienti anoressiche ad esempio) le persone affette da un DCA. Questo puo’ aiutare a spostare l’attenzione dal cibo/corpo verso altri interessi. Non modificare il “menù della casa” in base alle esigenze di chi soffre del disturbo alimentare. Questo perche’ conosce perfettamente il contenuto calorico e la composizione degli alimenti, e prediligerà SEMPRE quelli dove la presenza di grassi e carboidrati e’ bassa o addirittura assente. In molti casi, i cibi assunti sarebbero quasi esclusivamente verdure. Lasciare decidere solo il "quanto", non il “cosa” tutta la famiglia dovrebbe mangiare. Se la persona e’ gia’ in trattamento delegare tutto cio’ che concerne il cibo ed il rapporto con il corpo al professionista che sta seguendo il caso. Termino infine consigliando di non forzare l’invio della persona presso un professionista o presso un centro, tranne i casi in cui la persona e' seriamente in pericolo imminente (denutrizione grave-sottopeso grave,tracce di sangue nel vomito etc etc). Un trattamento che ha successo, deve avere sempre una forte e motivata allenza della paziente alla terapia, altrimenti tutto sara’ inutile ed i risultati, se vi saranno anche senza l'adesione della paziente, potrebbero non durare per molto. Prima dell’invio ad uno specialista, la persona deve comprendere di essere affetta da tale patologia ed ammetterlo prima di tutto a sé stesso. Solamente dopo questo puo' avvenire una richiesta di aiuto fattiva.
I consigli qui elencati sono basati sulla mia esperienza con pazienti, famiglie e caregivers e sono ovviamente da intendersi come generali e non generalizzabili ad un caso particolare.
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