Briciole di Pane - Uscire dai disturbi del comportamento alimentare possibile

NEW! Nella Mappatura nazionale DCA del Ministero ci siamo anche noi!
JA slide show
 
E se nega? PDF Stampa E-mail
di Paola Bianchini

specchiarsi.jpgSono una madre di una ragazza di 22 anni con una diagnosi di anoressia nervosa, esordio del disturbo a 20. Sono anni che combattiamo nel cercare di farle capire la natura del problema e per risposta continua a dirci che da curare siamo noi, che lei sta benissimo, che non è vero che è sottopeso, che riesce a fare cose che prima le erano precluse e che si sente piena di energia. Il dialogo con lei è molto difficile, se parliamo di altri argomenti, allora forse, qualche contatto lo possiamo ancora avere, ma quando tocchiamo il problema alza un muro e rende impossibile qualsiasi intervento terapeutico. Di umore è oscillatorio, ci sono giornate sì, in cui qualche parola d’incontro è possibile e ci sono giorni di cupo mutismo in cui non è possibile avvicinarla, tutti i terapeuti contattati vengono mollati chi con una scusa, chi con un’altra: chi perché troppo assente, chi troppo presente, chi vuole darle medicine, chi le nega, chi le consiglia di lavorare, chi la dissuade dal farlo…insomma qualsiasi motivo, tutto e il contrario di tutto, per fallire ogni progetto di cura. Non nego che dopo due anni di questa altalena emotiva e psichica sono esausta e non so più come comportarmi, quando parlarle, come parlare, quando tacere ed andarmene. Penso che forse lasciata sola, veramente sola, abbandonata anche da noi, si deciderebbe a qualche risoluzione, ma chi è capace di rischiare la pelle della propria figlia? E se poi il braccio di ferro fallisce? Vorrei un aiuto vi lascio il numero per contattarmi, ancora grazie.

Quando la ragazza nega in maniera così evidente, c’è troppo poco spazio per poter negoziare una cura, i vantaggi dell’entrata nel disturbo restano ancora molto evidenti, di contro gli svantaggi appaiono come insostenibili; quindi è chiaro che alzino un muro da opporre a chiunque voglia intaccare quell’oasi felice che si è dimostrata il sintomo; nel sintomo hanno trovato esilio tutti i problemi, le ansie, le angosce che altrimenti sarebbero risultate devastanti per l’identità, il sintomo è una corazza e una protezione alle richieste interiori e verso il debito che si nutre con il mondo. Reclamare bussando alla loro porta, è inutile, bisogna preparare un terreno in grado di accogliere una nuova e rinnovata richiesta di salute verso l’esistente.

Le ragioni dell’ossessione sono sempre più forti di qualsiasi argomento di ragione, questo è importante chiarirlo, per questo restano vani i tentativi di fare un testa a testa con la malattia, bisogna aggirare l’ostacolo, trovare degli argomenti che preparino alle demolizione delle ragioni del disturbo, e poi, giorno dopo giorno, come la famosa goccia che scava la pietra, aprirsi un varco e riallacciare un dialogo. Le parole possono farti ammalare, ci dice Viola, una nostra paziente:

le parole possono farti ammalare, le parole sono sempre più delle parole, sono troppo piene o troppo vuote qui ho capito che le parole possono farti guarire.

Le parole di cui si è fidata nel suo percorso terapeutico, non consolano, sono forti, a volte dure, impegnano, ma l’uso che ne ha fatto ha trasformato il suo mondo. Sono, le sue, parole meditate, sofferte, nessuna è passata immunemente nella vita, per questo ha dovuto aspettare, qualcosa di lei è morto per far posto al nuovo. Un nuovo linguaggio prepara l’uscita dal pensiero ossessivo; ammette la possibilità di cambiamento, sfidando la griglia interpretativa che irrigidisce ogni apertura verso il mondo.

Per guarire bisogna mettere in discussione quelle idee che sembrano ovvie, naturali; mettendole alla prova, qualche cosa si incrinerà, rivelando come un sistema perfetto, in grado di proteggere dall’esistenza, si dimostri fallimentare, chiuso, ottuso nei suoi criteri interpretativi. Ogni giorno inforchiamo degli occhiali per interpretare la vita, ne abbiamo bisogno per orientarci; l’uomo a differenza dell’animale non dispone di un patrimonio istintuale in grado di garantirgli la sopravvivenza: l’animale non pensa ciò che vive, l’uomo deve pensare per vivere. In questa zona operano le nostre visioni del mondo, le nostre scelte.

Cosa siamo stati in grado di domandarci deciderà di che tipo di persona e di vita scegliamo.

tratto da: IL VASO DI PANDORA Disturbo del Comportamento Alimentare: guida per familiari, amici, insegnanti e pazienti, Pubblicazione a cura di CESVOL, centro servizio per il volontariato Perugia, 2008

Commenti
NuovoCerca
Solo gli utenti registrati possono inviare commenti!

Copyright (C) 2007 Alain Georgette / Copyright (C) 2006 Frantisek Hliva. All rights reserved.

 
< Prec.   Pros. >
Non sono i problemi...

cuoredipietra.jpg

 

Non sono i problemi che ci provocano disturbi alimentari...

è il nostro modo di reagire di fronte a un problema

che può provocare un disturbo alimentare.

Anonimo

 

 

 

Autori e scrittori

Hai scritto un libro sui DCA, sulle tematiche educative in generale che possano essere inerenti ai temi di questo spazio e vuoi metterne a conoscenza il pubblico tramite una recensione?

Contattaci per proporcelo! Lo leggeremo e ne parleremo sul sito nell'apposita sezione.

Pubblicit Regresso

Hai visto o sentito una pubblicità
che ritieni offensiva o dannosa?

rocchetta.gif

Segnalala all'Istituto

dell'Autodisciplina Pubblicitaria

La procedura è facile e veloce

leggi la procedura

compila il modulo online

S.o.S. Chiaretta

soschiaretta.png
  • parlare dei temi dell'educazione dalla nascita all'adolescenza
  • cercare le strategie più efficaci per il quotidiano dell'essere genitore
  • scoprire che a volte i "problemi" sono solo fasi normali dello sviluppo
  • imparare ad educarsi all'ascolto della crescita dei nostri figli
  • sapere quando chiedere un parere specialistico

io leggo


Chiama!


 

Più della psicologia stessa,
la sofferenza la sa lunga
in materia di psicologia.
 (Marcel Proust)

Login

Newsletter






logo-piccolo.jpg

Quando curi una persona puoi vincere o perdere, quando ti prendi cura di una persona puoi solo vincere.
(Patch Adams)