|
Pagina 1 di 2
tratto da Bulimia di Vivere, per gentile concessione dell'autrice.
In questo post tenterò di elencare alcune riflessioni fatte da me e Cry nel corso di tutti questi anni riguardanti la vita di coppia nel caso in cui uno dei due soffre di bulimia.
Premetto: le frasi seguenti non vogliono assolutamente essere delle regole ferree da seguire, anche perché, come ho già sottolineato più volte, non siamo medici, né ci riteniamo così speciali! Semplicemente sono spunti di riflessione sulla vita di tutti i giorni… ...Mi rivolgo sempre alle persone che desiderano tendere una mano a coloro che stanno male…
Primo. Non mi stancherò mai di ripeterlo: meglio evitare in qualunque modo di concentrare l’attenzione su argomenti quali il cibo, il corpo o l’aspetto fisico. Tagliatevi la lingua prima di farvi scappare dalla bocca un commento del tipo: "guarda com’è bella magra quella ragazza!" o, all’opposto…"guarda com’è grassa/magra, che schifo!".
Alcune persone esternano di proposito certi commenti, convinti che la persona che soffre di bulimia abbia perso il senso della realtà e che, facendole notare quale sia la "normalità" la si possa aiutare…non esiste niente di più sbagliato! Agendo in questo modo da un lato si concentra ancora di più l’attenzione sull’unico pensiero fisso che passa per la testa della persona bulimica (e grazie al quale evita tutte le riflessioni sul resto della propria vita!) e dall’altro, pur rimanendo ancorati all’aspetto esteriore, si rischia di far sentire chi sta male in imbarazzo, stupido, incosciente, non capace di capire da solo cosa sia giusto o sbagliato.
Secondo. Evitate gli estremi. Evitate cioè sia di minimizzare sia di drammatizzare troppo. La persona che soffre di bulimia tende già di per sé a vedere tutto o nero o bianco. Più la si istiga a continuare a ragionare in questo modo e più lei arriva a comportarsi in maniera eccessiva sia in positivo che in negativo. Cercate di aiutarla a ridimensionare le esperienze che vive o che vi racconta senza né deriderla né compatirla (la malattia non può diventare una giustificazione!).
Terzo. Nonostante le vogliate un bene dell’anima, non potete e non dovete sostituirvi alla persona malata! Né imponendo la vostra posizione, né diventando la sua stampella.
In un caso e nell’altro si rischia di creare un vero e proprio rapporto di dipendenza che alla fine non fa altro che incancrenire la situazione. La persona bulimica, nonostante non lo ammetterà mai, è una persona estremamente spaventata ed indecisa, capace di muoversi come un orologio ben oliato se qualcuno le dice cosa fare, ma che va in palla se la decisione la deve prendere da sola, eppure…prima o poi questo momento deve arrivare, altrimenti non se ne esce! Detto questo, è intuitivo capire che, se la si mette nella condizione nella quale qualcuno sostituisce sempre e comunque la sua volontà…trova ulteriore terreno fertile per rimanere bloccata. Nel caso dell’imposizione magari vi ascolterà inizialmente per farvi vedere quanto è brava, poi, frustrata per gli scarsi miglioramenti (perché la molla per guarire non è scattata nel suo cervello, ma sta cercando di mettercela tutta perché gliel’avete chiesto!), vi rinfaccerà che l’idea di far qualcosa non era stata sua e che è tutta colpa vostra se sta ancora male…Nel caso del comportamento - stampella si adagerà semplicemente su di voi addossandovi tutti i suoi "non sono in grado di farlo io…fallo tu per me!" col risultato che non prenderà mai il coraggio a 4 mani per riprendere in mano la propria vita ed assumersi le proprie responsabilità.
|