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Come aiutare
Per familiari e amici
Per chi convive | Per chi convive |
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| Come aiutare - Per familiari e amici | ||||||||
| Scritto da Stefania Cordazzo | ||||||||
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Quarto. Ricordatevi che la persona bulimica prima che malata…è una persona che ha perso la bussola e che sta arrancando perché la vita che conduce non le piace, ma, nonostante tutto, continua a condurla in un certo modo perchè non ha la forza, il coraggio o anche solo l’idea di come fare per cambiare o di chi vorrebbe essere veramente. Come fare per riportarla in carreggiata? Quinto. Non addossate ed addossatevi colpe o ragioni. Cercate di andare avanti per "periodi brevi", un passettino alla volta, riconoscendo che non siete nati medici o tuttologi e provando ad esternare nelle discussioni anche le vostre paure, con umiltà e sincerità. L’altra persona non si aspetta certo che voi tiriate fuori la bacchetta magica e le risolviate i problemi. L’altra persona si aspetta che ci siate. Sparare a zero per la disperazione è accettabile solo nel caso in cui poi si ammette che lo si è fatto per disperazione e si è pronti a fare un passo indietro per discutere assieme su come procedere. Sesto. Non sforzatevi di essere chi non siete e mantenete la vostra indipendenza. Chiudersi sulla coppia alla fine irrigidisce i pensieri e ci si avviluppa sempre di più sugli stessi concetti. Se ci si ritaglia i propri spazi inoltre si è più rilassati E SI RIESCE A SCARICARE ANCHE LA PROPRIA DI TENSIONE. Settimo. Cercate di accettare di mettervi in gioco. Una volta riacquistato il concetto "la vita è mia ed è giusto che mi voglia bene!" la persona che è rimasta chiusa in un bozzolo magari anche per anni, in un certo senso…esplode! Dai piccoli passi iniziali pian piano comincia a ritrovare la voglia di sperimentare, di giocare, di buttarsi in situazioni che magari prima non le avrebbero sfiorato neanche l’anticamera del cervello… e qui può avere inizio un’ennesima prova per il rapporto di coppia! In fondo…Quanto siamo disposti ad accettare i cambiamenti della persona che amiamo? Ho sentito racconti di persone bulimiche che avevano deciso di legarsi mani e piedi a coloro che, in qualche modo, avevano donato loro sicurezza e che, una volta riacquistata la propria indipendenza, non riuscivano più a capire perché stavano loro accanto. Lo so, è brutto da dire, ma i condizionamenti esistono e sul perché si inizi una storia si potrebbe discutere fino alla nausea…in certi casi si crede di essere innamorati di una persona perché abbiamo talmente bisogno di lei ed abbiamo talmente delle carenze personali che da soli non si riesce a stare in piedi e, una volta riacquisita la sicurezza personale…eh…. si sta assieme perchè? Pena, scarso coraggio nel dire la verità, paura della solitudine, abitudine, SENSO DI GRATITUDINE? Io e Cry, arrivati a questo punto, ci siamo separati. Lo ammetto c’è voluto un pelo così a dirsi in faccia che eravamo diventati "necessari" l’uno per l’altra (specifico: nel nostro caso anche per altri motivi oltre alla bulimia!) eppure, una volta tirato fuori il rospo, la realtà c’è apparsa così semplice che tutto ha ricominciato a prendere un senso. Non voglio generalizzare e mi auguro, anzi, che i casi di rottura siano minimi…ma il concetto applicabile, arrivati a una svolta simile, alla fine è uno solo: capire quanto si è disposti a trovare comunque un equilibrio, nonostante i cambiamenti personali. E questo significa passare magari dall’essere amanti all’essere amici, dall’essere conviventi all’essere sposati, dall’essere sposati all’essere separati pur continuando ad abitare assieme…insomma gli sviluppi possibili sono infiniti, ma, alla fine, forse, l’importante è arrivare a non perdere di vista né se stessi né la persona che si ha di fianco.
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