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Un ricordo di mia nonna PDF Stampa E-mail
Come aiutare - Per familiari e amici
Scritto da Chiara Rizzello   

Fu lei ad accogliermi in casa sua quando la convivenza con i miei genitori era diventata impossibile a causa degli attriti dovuti all'anoressia. A casa con i miei genitori non riuscivo a mangiare in alcun modo, era come se ci fosse un blocco dentro di me, una voce interiore che mi diceva un "no" fermo ed imperativo ogni volta che pensavo anche solo al cibo; sedersi a tavola era improponibile e non sopportavo neppure la visione di mamma e papà che mangiavano. Mi trasferii da mia nonna (avevo vissuto con lei fino ai 6 anni per motivi di lavoro dei miei e fino ai 12 ero stata tenuta durante il giono, il rapporto era dunque intenso e molto profondo) e tagliai ogni comunicazione con la mia famiglia. Lì mi sorprese il fatto che lei non dicesse nulla su quanto mangiavo o non mangiavo (dai miei era l'argomnento principale visto che cercavano di persuadermi a parole in ogni modo), mi stupì il fatto che non cambiasse di umore se digiunavo, che sembrasse essere così distante dal problema, come se non lo vedesse, preferendo parlare d'altro e conducendo una vita molto tranquilla anche in mia presenza (per molte persone ero una specie di animale raro e cambiarono atteggiamento nei miei confronti una volta che mi ammalai). eppure sapevo che sapeva e che ne soffriva e ne avevamo parlato molte volte nei mesi passati. Mi rilassai di questo atteggiamento ed iniziai ad alzarmi la notte x mangiare, erano i miei primi pasti e mi sarei fermata se lei si fosse alzata a vedere che facevo. Non lo fece mai, anche se poi seppi da mia madre (in questi giorni) che lei era sveglia e sapeva. Io guarii e lei non se ne prese alcun merito, ma restai da lei a vivere per ancora un po', per affetto e perchè era lì il mio cuore. Era il 1991.  Uno degli ultimi giorni della sua vita terrena sono andata all'ospedale per darle da mangiare (aveva un tumore) perchè i medici insistevano che "doveva mangiare". Di fronte a lei ebbi solo voglia di dirle: "mangia ciò che ti senti" e di non insistere affatto perchè so quanto possa essere terribile mangiare a forza. Le chiesi perdono se negli ultimi tempi non mi ero occupata abbastanza di lei dovendo seguire i miei figli e lei rispose "fai fin troppo". Questa era mia nonna: più di mille discorsi, nella sua semplicità, un punto di riferimento per tutta la mia vita.

 

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Quanto ho camminato!
Cara Chiaretta...in questo periodo sto camminando...sempre a testa alta,in modo da non perdermi nulla di ciò che incontro...e riesco a intravedere un paesino...un paesino che nessuno conosce.Anche se è ancora un pò lontano,non importa...vale la pena di camminare ancora...perchè arrivata a quel paesino,possa girare la testa e rendermi conto di quanto ho camminato,di quanto è stata dura e di quello che ho visto...ed essere ancora più orgogliosa di me stessa!
Piciola82
 

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