Briciole di Pane - Uscire dai disturbi del comportamento alimentare possibile

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Come aiutare - Per familiari e amici
Scritto da Stefania Cordazzo   
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Uscire allo scoperto
Pagina 2

 

 Vorrei subito ricordare, come faccio spesso, quanto le abbuffate ed il vomito autoindotto rappresentino solo lo sfogo estremo che viene utilizzato da una persona che, costretta a sopportare certi disagi, alla fine si rifugia nell’autolesionismo. A monte di gesti così terribili ed eclatanti esistono problemi che coinvolgono molto profondamente l’emotività del singolo. E’ inutile dunque concentrarsi sullo sfogo stesso, sul corpo e sul cibo, è utile invece cercare di spostare l’attenzione sulle cause (rabbia, senso di inadeguatezza, noia, apatia, frustrazione…) che scatenano queste reazioni e queste ossessioni e che possono derivare da esperienze vissute (traumi, lutti, costrizioni) che hanno influenzato e modificato profondamente il comportamento della persona fino a farla esplodere in una malattia così autodistruttiva. Dire frasi tipo: "mangia, sei così magra!" o "cerca di non vomitare!" , non servono a nient’altro che a far chiudere ancora di più una persona malata ed a farla tornare col pensiero all’unico argomento al quale si concede di pensare per il 90% della giornata, per non portare la mente su tutto ciò che veramente la preoccupa …

Entrati nel circolo vizioso della bulimia la vergogna, la chiusura in se stessi, la depressione, l’ossessione nel compiere un rituale che possa anestetizzare le emozioni, vanno ad alimentare ulteriormente il senso di scarsa autostima, di non riuscire ad essere perfetti, di non essere in grado di controllare la propria vita che già la persona percepiva prima di ammalarsi ed uscire da questo tunnel riacquistando pian piano la fiducia in se stessi diventa, col tempo, sempre più faticoso…per farlo la persona bulimica ha bisogno, prima o poi, di trovare il coraggio di scavarsi dentro fino al midollo, guardando per la prima volta in faccia anche i lati del proprio carattere che la possono inorridire e riscoprendo la capacità e la voglia di mettere in discussione gran parte della propria vita e del proprio modo di essere. E’ un processo molto duro da compiere e molto individuale in quanto riguarda un po’ tutti gli aspetti comportamentali e relazionali della persona…dunque così come ogni donna ed ogni uomo hanno un proprio carattere e una propria natura ben definita anche la bulimia si svilupperà in modo individuale ed il percorso di guarigione sarà specifico e unico per ogni malato.

Un primo importantissimo passo che si può compiere per aiutare (ovviamente a livello affettivo e non medico!) una persona in queste condizioni lo si può attuare nel momento nel quale la persona malata trova il coraggio di esporsi o in qualche modo viene "costretta" ad ammettere che ha un problema…questo momento, per fortuna, arriva prima o poi per tutti! Ma non tutti hanno la fortuna di viverlo in modo esaltante…

Da parte della persona malata ci vuole un coraggio da leone per arrivare ad ammettere di trovarsi in determinate condizioni…per farvi capire cosa si prova ad esporsi per la prima volta: chiudete un attimo gli occhi e sforzatevi di pensare alla cosa più imbarazzante e preoccupante (per voi stessi) che vi viene in mente…poi immaginate, di colpo, di doverla esporre senza veli ad un’altra persona…quali sentimenti emergono? Paura, vergogna, voglia di scavarvi una fossa, batticuore, tensione, ansia, preoccupazione, vero? Ecco…ci si sente così! Ora, provate a visualizzare le eventuali reazioni che possono essere assunte della persona alla quale avete aperto il vostro cuore…suppongo che l’indifferenza, lo scherno, il giudizio, vi farebbero ancora più sprofondare nel buio assoluto…cosa succederebbe invece se l’altro vi prestasse attenzione dimostrandovi di essere totalmente presente?

In questo momento l’ascolto, la comprensione, il non puntare il dito possono far la differenza tra il dare un calcio nel sedere ulteriore a chi soffre e il fargli riacquistare un po’ di fiducia in se stesso! Aprite il vostro cuore e cercate di comportarvi come vorreste che gli altri si comportassero con voi se confessaste un problema che vi turba profondamente.

Mai dunque minimizzare, ma ricordatevi anche sempre che la persona che vi ha scelti in qualche modo come "confidenti" non si aspetta da voi che le risolviate il problema, che le diciate come comportarsi o che siate perfettamente competenti sull’argomento…ha semplicemente bisogno di "aprire il tappo", di condividere con qualcuno il proprio star male e di riceverne in cambio anche solo una parola di conforto o un gesto che le faccia capire che non è sola e che quello che ha confessato non rappresenta un peccato mortale!

Ovviamente non è che dopo una situazione del genere avviene sempre il "miracolo" e si risolve tutto, ma a volte un’esperienza simile può davvero rappresentare un enorme passo avanti…ho sentito ad esempio di ragazze che hanno iniziato davvero il proprio percorso di guarigione dal momento che una loro amica, ascoltato il loro racconto, con semplicità ha proposto loro di accompagnarle per la prima volta da un medico… se non è aiuto questo!

Coraggio dunque, amici, conoscenti, colleghi, amanti, parenti: non sentitevi inadeguati e lasciatevi andare…se anche voi aprirete il vostro cuore, la persona che vi ha scelti lo percepirà e grazie anche alla vostra presenza troverà maggiore forza per affrontare il suo futuro!

 

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Vivere il presente

sorelle.jpgNon perdiamo il nostro tempo

a ricordare il passato

o a farci illusioni vane per il futuro.

Il passato serve soltanto

per maturare quelle esperienze

che ci aiutano a prendere

le nostre decisioni al presente.

E il futuro...

il futuro bisogna lasciare che arrivi,

per coglierlo al volo e viverlo intensamente.

Non aggrappiamoci al passato

e non avremo paura del futuro.

E non lasciamoci ingannare dal futuro,

facendo troppi sogni,

che sono l'anticamera della tristezza.

Non sprechiamo la nostra vita

solo per prepararci ad aspettare

una felicità che crediamo arriverà

e che, al momento, ci impedisce di gioire

delle piccole felicità del presente.

Solo il presente esiste

e posso sentirmi felice solo oggi,

o mai più.

Lavorare oggi

o non far nulla per tutta la vita.

Vivere il mio presente

o consumarmi nel veleno dell'amarezza.

Vivere il presente.

CARPE DIEM


Paoloma Zavala

 

 

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