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Strutture pubbliche o convenzionate con il SSN
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Tratto da un intervista alla Dott.ssa Dalla Ragione:
Nell'intreccio tra psiche e soma, tra curare e prendersi cura, tra urgenza internistica e catastrofe psicologica, tra famiglie "in scacco" e figlie oppositive, il lavoro integrato, coordinato, dell'équipe dei curanti, diventa quindi fondamentale. L'opposizione alla cura è l'elemento che accomuna le pazienti. "Sono senza compliance, la motivazione al trattamento non esiste. Per questo il primo scoglio da superare è quello di convincerle di avere un problema, che può portare a serie conseguenze. La cosa più difficile rimane comunque modificare le loro idee sul cibo e sul corpo", spiega Dalla Ragione. Per aiutarle a prendere le distanze dal proprio disturbo e a non identificarsi completamente in esso, lo staff della residenza ha pensato di far tenere alle ragazze un diario emotivo e di invitarle a scrivere lettere immaginarie alla loro malattia e al loro corpo. Questi materiali vengono poi analizzati e discussi insieme al terapeuta. In più, le ospiti di Palazzo Francisci sono impegnate per molte ore in attività manuali e di espressione che le distraggano in qualche modo dal pensiero continuo e ossessivo che hanno a proposito del loro corpo. Nella residenza non si usano psicofarmaci, "per ragioni sia etiche sia scientifiche: non esistono a tutt'oggi prove scientifiche che il trattamento psicofarmacologico abbia qualche efficacia nella cura dei disturbi del comportamento alimentare; inoltre le nostre pazienti sono spesso minorenni", spiega la psichiatra. Al momento dell'ingresso a Palazzo Francisci, le ragazze firmano un contratto dove sono elencate tutte le attività. "È un modo per rendere chiaro fin dall'inizio quali sono gli obiettivi del trattamento: non solo l'aumento di peso o l'eliminazione di alcuni comportamenti, ma affrontare anche problemi personali", dice Dalla Ragione. Da qui nasce l'impegno comune a costruire un luogo di terapia, a ricostruire un'identità andata perduta. II punto cardine del disturbo alimentare è infatti l'incertezza profonda, insostenibile, dolorosissima dell'identità che non riesce a sostenersi. "E qualunque cosa sia l'identità presuppone comunque una dimora, un luogo dell'Io", dice Dalla Ragione. "L'anima ha bisogno di un luogo", frase di Plotino, è infatti la frase che meglio rappresenta la filosofia della residenza. Luogo come corpo, luogo come spazio condiviso di cura e di vita. Impegnarsi a partecipare alla vita della residenza vuol dire per il paziente "definire la casa interna, la possibilità di rivisitare le stanze della memoria, di riallacciarsi alle radici della propria identità, di trovare un posto alla sua anima", conclude Laura Dalla Ragione.
Centro Disturbi del comportamento alimentare
ASSOCIAZIONE MI FIDO DI TE. L’Associazione “ MI FIDO DI TE” è nata su volontà di un comitato promotore di familiari e pazienti con Disturbi del Comportamento Alimentare La denominazione “Mi fido di te” richiama ad un atto di fiducia, di solidarietà: fidarsi è affidarsi in un’alleanza terapeutica e d’intenti che unisca gli esperti del settore ai pazienti e alle loro famiglie
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