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Durante l'estate della malattia, lasciai andare via tutti dalla mia vita. Tutti. E già erano molto pochi. Smisi di praticare karate, e persi anche quel gruppo, in cui mi avevano accolto con tanta tenerezza e mi avevano visto crescere.
Persi le redini, o volutamente le mollai, di colpo. Senza spiegazioni. Forse con qualche bugia.
Solo il prepotente affetto di un'amicizia poco sana (chiamo così l'amicizia tra uomo e donna), spinse quella persona a mantenere i miei pugni chiusi, almeno attorno alle redini del nostro rapporto.
Lui, all'epoca era felicemente fidanzato, ma questo non gli impediva di scrivermi quotidianamente e se glielo permettevo, di venirmi a trovare, di aiutarmi a salire sulla vespa e di portarmi via.
Aveva capito tutto, ma non mi pesava. Non mi pesava con domande, non mi pesava sulla bilancia. Storceva solo il naso, nel non vedermi mangiare un gelato, mentre lui lo assaporava di gusto, o nel vedermi bere solo il caffè amaro, al posto di una colazione da persona in preda al languore mattutino.
Una sera, eravamo in gruppo, nel mio pub preferito, in cui però riuscivo ad ordinare solo coca light. Quella sera rifiutai il suo passaggio e mi feci accompagnare a casa da un altro conoscente.
Quella notte mi arriva un messaggio, era tardi, ma io preda dell'insonnia riuscii a leggerlo in tempo reale. Era Lui. Diceva di vedermi stanca nell'ultimo periodo, non nascondeva la preoccupazione, ma non voleva essere invadente. Mi invitava a fare colazione la mattina seguente.
Ricordo che non piangevo più, in quel periodo. Ma quella notte mi scesero le lacrime e ne assaggiai il sapore. Non dormii. Ma quello era la regola, se non mi imbottivo di sonniferi.
La mattina seguente, mi feci aiutare da mia madre a mettere i jeans e ad allacciare le scarpe.
Non mi truccai. E, un dettaglio, uscii senza indossare il reggiseno. La maglia verde mi segnava, soprattutto all’altezza di quella scollatura, attraverso cui si intuivano le costole troppo sporgenti.
Chiuso il cancello, dietro le spalle, lo abbracciai. Mi facevano male i suoi abbracci troppo stretti, ma li sopportavo. Forse volentieri.
Da quel momento, un fiume di parole iniziò a fluire liberamente dalla mia bocca sul suo corpo, fino alle sue orecchie. Lacrime mie e sue. L’ordine della colazione, suonò strano, ma era uguale al suo. Cappuccio e brioche.
Come stamattina, sempre con la stessa persona.
Questo è stato il primo pasto sano. Non ho mai avuto un amore spasmodico verso le brioche o prodotti di pasticceria. Ma, da allora la colazione la faccio sempre. Gustando come non ho mai fatto, un momento del genere.
soltantogiulia
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