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Mentre cercavo tutt' altro mi sono imbattuta in questo sito...quando si dice la serendipità!
Ho dato una scorsa agli articoli,in preda a una sorta di "furor"del tutto entusiastico, ho scoperto questa piccola oasi... magari l' avessi trovata con qualche anno di anticipo e molta sofferenza in meno.
Ho cercato subito qualcosa, un forum o altro, per lasciare una traccia accessibile a tutti,ed ecco!
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Spero che almeno un segmento di filo dell' enorme gomitolo di sentimenti e ricordi che avvolgono il mio cuore e la mia mente arrivi a voi, chiunque siate, e dovunque vi troviate. Mi scuso sin da subito per eventuali errori di ortografia, ma nessuno in questo momento può immaginare il formicolio che attraversa le mie dita. Scrivo e basta, chi vuol leggere,legga.
Raccolgo le idee e scrivo l' essenziale, pur consapevole che l' esperienza di una vita di sofferenza non può essere compressa in poche rihe..ci provo comunque.
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Ho 24 anni,e per quasi la totalità di questo lasso di tempo ho dovuto trascinarmi dietro me stessa,a spintoni.
Un fardello fatto di una grande sensibilità, mischiato a una grande forza, una straordinaria capacità di osservazione, un' incapacità di esprimersi in modo chiaro, e anche a tanti difetti.
Per lungo tempo non ho saputo coordinare questi elementi per formare un tutt' uno armonico, dunque, crescendo, ho avuto la sensazione che il mondo mi costringesse (con le mie stesse mani e nel più completo silenzio) a stringermi al collo un cappio via via sempre più soffocante, e di riflesso i miei sentimenti diventavano sempre più pesanti, e scuri.
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Pensieri opprimenti ed energia latente stavano formando un mix micidiale ad elevato rischio implosione: occorreva trovare un rimedio e controllare questa inevitabile catastrofe che mi stava sfuggendo di mano.
Dunque ho pensato che un modo astuto per sentirsi più liberi fosse alleggerirsi di questo pesante fardello:un corpo leggero si sarebbe trascinato verso l' alto, un pò come un palloncino,una mente troppo pesante.
Si. Questo era il mio scopo: una mente che sfidasse la forza di gravità, e siccome la mente era inevitabilmene contenuta in un corpo mi era verso il quale ero insofferente, dovevo partire da lì.
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Partii e continuai instancabilmente fino ai 37 kg. Non ero soddisfatta, e qualcosa si stava incrinando.
C'erauna cosa che non avevo previsto: più il corpo si faceva leggero e più la mente si appesantiva.
Era diventata un' ancora insostenibile...non me lo sarei mai aspettato,non era nei miei calcoli.
In più, il mio sogno di staccarmi da terra, forse inconsciamente con la speranza che, vedendo dall' alto il mondo, forse mi sarebbe sembrato più chiaro, era del tutto irrealizzabile. Invece di aerea leggerezza,sprofondai nel più cupo abisso.
Un abisso fatto di silenzi pieni di pensieri di piombo.
L'unica cosa che, a dispetto delle evidenze, mi dava più perplessità su questo mio sistema era il fatto che, man mano che il mio progetto prendeva forma (facendola in compenso perdere a me) mi allontanavo sempre più dalla mia vera grande passione: la musica, più precisamente la chitarra classica. Chiesi aiuto solo perchè non riuscivo più a prenderla in mano.
Ero quasi avvezza al sudiciume del sistema che io stessa avevo innescato, ma era inammissibile che in questo microcosmo non ci fosse la musica.
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Ho avuto paura.
Tutto mi crollò addosso, e in più non avevo la voce, nè le parole giuste per spiegarlo.
Maldestramente ho chiesto aiuto, e maldestramente l' ho ricevuto.
Non avevo idea di che fare, ma una cosa era certa: non dovevo più salire in alto, ma piuttosto andare avanti.
Il percorso era male illuminato, e, non potendo confidare sulla vista che mi tradiva, mi sono lasciata guidare dal cuore e dall' orecchio....a tentoni.
Direzione: musica.
Sin dal primo passo, molto traballante, ho tenuto per mano i miei genitori, assicurandomi, prima di trascinarmeli dietro, che il terreno sotto i miei piedi fosse saldo.
Solo la forza di volontà mi ha fatto recuperare il peso che mi serviva per la sopravvivenza, ma nulla di più.
Il cibo era un dovere, punto.
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Così ha continuato ad essere, anche quando tutto sembrava essere ritornato nella normalità.
Volente o nolente dovevo far si che il cibo facesse parte della mia vita, ma la paura restava comunque grande.
Senza accorgermene ho usato di nuovo il metodo dell' "esorcizzazione"per affrontare tale paura.
Stavolta in un modo più sottile di prima, ma in sostanza lo stesso: ho sentito che ancora una volta il mio controllo avrebbe permesso di mantenere stabile la situazione.
Mangiavo ciò che dovevo: tre o quattro cose solamente, sempre della stessa marca, con lo stesso piatto, sulla stessa tovaglia, alla stessa ora, senza alcun condimento, cose senza un colore ben definito e vivace.
"Cose", non cibo, tutto qui.
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Dopo un iniziale periodo di tranquillità forzata e autoindotta; iperattività professionale e sensazione di essere riuscita a vedere la luce, mi resi comunque conto che la luce che vedevo era sbiadita e a tratti oscurata da qualcosa di indefinito e sfuggente.
Tempo un anno e mi ritrovai stesa su un divano: lontana dalla musica e dal mondo. Non potevo alzarmi, parlare o quant' altro.
Stavolta la mia testa era davvero zeppa di pensieri cupi, di voci opprimenti, di allucinazioni onnipresenti.
Pur sapendo che questo avrebbe aumentato il livello di sofferenza, misi la chitarra nel fodero, decisa a riprenderla solo quando avessi potuto trasmetterle sensazioni genuine.
Non necessariamente positive: solamente SANE.
Non volevo insozzarla con voci e allucinazioni che avevano abusivamente occupato la mia mente.
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E lì ,tra divano e letto, senza neppure sapere che mese fosse, ho passato un tempo indefinito.
Ero immobile, con la mente di piombo ma il cuore lontano mille miglia: magari su un prato verde, a suonare.mi ero dimenticata la sensazione del vento sulla faccia, del naso gelato quando fa freddo, della pelle scaldata dal sole.In più, il cibo era sempre quello, ogni giorno, alla stessa ora.
Non mi guardavo allo specchio ormai da mesi, forse anni, non mi lavavo, non volevo avere nulla a che fare con me stessa.
Per mesi, o anni ,non so, il mio unico modo di rimanere attaccata alla relatà era, paradossalmente, sognare.
E le poche volte che riuscivo ad alzarmi, mi assicuravo di avere intorno entità tangibili segnando i loro contorni con le dita.magari passare anche davanti al fodero chiuso, sognando il momento in cui lo avrei riaperto.
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Nel frattempo, nonstante tutta la speranza, le cose peggiorarono: le allucinazioni, accompagnate da fortissime crisi panico si facevano sempre più forti, ed erano ancora più insostenibili al momento in cui tentavo di esprimermi.
Venivo punita, tramite ore senza respiro e visioni oscure. Nessuno sapeva cosa avessi, i medici mi davano per spacciata e venivo controllata a vista, come una probabile suicida..paradossale, dato che in realtà, anche se nessuno lo avrebbe mai sospettato, io volevo e dovevo salvarmi, ad ogni costo.
Le mia volontà era pura ,ma i tentativi maldestri e non sempre "genuini".
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V olevano inserirmi in una struttura apposita,lontana dalla mia famiglia. Ho fatto di tutto per non andarci, ma il motivo impellente, lì per lì, era solo uno:....che piatto mi avrebbero dato per il pranzo? cosa avrebbero cucinato? a che ora?...inammissibile!la mia ferrea organizzazione su quelle quattro cose commestibili era l' unico campo in cui potevo esercitare una qualche forma di rassicurante controllo.dovevo restare a casa.
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Dunque, pian piano, mi alzai, un poco alla volta, e devo dire che innanzitutto fu sconvolgente tornare a vedere le cose dalla prospettiva verticale...
Iniziai a uscire, un passo al giorno.
Ritornai a vedere il sole, e mi accorsi che era l' aria era fresca, perciò, presumibilmente eravamo in autunno, ma può darsi anche che fosse primavera.
....se non altro ero riuscita ad escludere due stagioni, su un complessivo di quattro..non male come inizio! :)
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Le mie uscite, che dapprima si limitavano all'uscio davanti casa e purtroppo erano sempre seguite da fortissime crisi respiratorie, si fecero man mano sempre più lunghe, di cinque minuti alla volta.
Certo, ogni volta che terminava "l'autonomia", scattava un inizio di soffocamento istantaneo, quasi come una sveglia, ovunque mi trovassi.
Dopo mesi capii che la mia autonomia fuori casa (ed in piedi) era di un' ora.
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Dovevo approfittare: presi mio padre e inaspettatamente................gli proposi di portarmi a prendere un gelato.
Non mangiavo qualcosa di dolce da anni, e confesso che, appena mio padre mi chiese "allora,com' era questo gelato??"
io risposi, quasi intontita:"....non saprei,onestamente non ricordo.."
Avevo dimenticato i sapori.
Addirittura, pensando a una pietanza che magari non mangiavo da anni,n on riuscivo a collegare a quell'"oggetto", il relativo sapore.
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Piano piano, un passo alla volta, riportai in tavola anche il colore, per esempio: il sugo.
Persino gli occhi si erano disabituati alla vista di cromie che sembravano cadute nel dimenticatorio.
Buttai il mio piatto abituale.
Un giorno presi un foglio, chiusi gli occhi e tentai di disegnarmi.
Il foglio rimase bianco: mi ero dimenticata di me stessa...quasi buffo, dato che il corpo ci accompagna ovunque andiamo!Tragicomico direi.
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Iniziai, un passo alla volta, a passare davanti allo specchio, dapprima facendo apparire solo la fronte. Dopo mesi di tentativi, mi ricordai di come era la mia faccia...dopo anni e una visione via via sempre meno sfuocata, mi resi conto di essere diventata una donna: un seno tondo, una vita abbastanza sottile, dei fianchi morbidi.
Era giunto il momento: ho riaperto il fodero e ho preso la chitarra.Ho passato le mani su quel legno che era freddo, in mancanza di qualcuno che lo accarezzasse .
L' ho abbracciata.
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E' indescrivibile, come un abbraccio a qualcosa che in realtà non può stringerti le braccia al collo e urlarti parole di affetto, sia stato così intenso, desiderato, pieno di un amore immenso, empatico.
Ancora una volta un ostacolo inaspettato: mani legnose e intorpidite. Meditai a lungo sul giorno giusto in cui suonare di nuovo, sul luogo adatto, sulla luce del giorno di cui approfittare per farsi accarezzare dal sole, finalmente, dopo tutta quella oscurità.
Tutto era pronto: mi sono seduta e ho sentito così male alle mani che mi è venuto da piangere, come mai prima di allora.
un pensiero tremendo si faceva spazio: dunque, dopo averla desiderata anni, non ero più in sintonia con lei?!
Mi alzai tremante, non più al centro della stanza inondata dalla luce, ma di nuovo nell' angolo più buio. no...stavolta no,........basta.
A costo di spezzarmi le mani ed essere acciecata da quella luce in faccia ,a cui non ero abituata, mi ci legai davvero a quella sedia, cosìcchè ogni volta che mi veniva di andarmene per la disperazione, ero costretta a rimanere.
Dopo pochi giorni, ho potuto togliere la corda con un sorriso. non era più necessaria.
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Potrei continuare a narrare all' infinito, di questi piccoli passi.
Mano a mano sono stati sempre più saldi, anche se non sempre in avanti.
Ma ho tentato, e ci sono riuscita, a dispetto di tutti.
Inaspettatamente ho scoperto che finalmente , iniziavo ad accettare la compagnia di me stessa in questo lungo viaggio.
Pian piano, nei miei passi, che all' inizio non avevano che la pretesa di irrobustire le gambe;mi seguirono la mente,l' anima e il corpo.
Per quanto riguarda il cuore e l' anima, mi sono accorta che finora le avevo compresse in uno spazio angusto,quasi come uno sgabuzzino.
Poi però, accendendo la luce ,non ho potuto fare a meno di notare quante cose belle si erano ammucchiate lì dentro in maniera disordinata.
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Basta avere la pazienza e la costanza di prenderle ,una per volta,e portarle alla luce del sole.
Dopodichè,ciò che non serve può essere buttato,
Ciò che è rotto può essere aggiustato,
Cio che manca può essere cercato.
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La tranquillità e l'armonia possono essere conquistate solo se prima si è conosciuto il caos.
Come un frutto su un albero,ogni conquista aspetta il momento propizio per manifestarsi appieno.
Appena ho intuito che ce l' avevo fatta,ho iniziato ad essere smaniosa ,a voler raccontare..
Ma,seppure tutti siamo dotati di sue orecchie ,pochi sanno realmente cogliere il contenuto dei suoni che odono.
Purtroppo,nel mio caso,sono stata fraintesa e molto spesso, guardata con sospetto...questo ovviamente mi ha fatto soffrire molto: avevo lottato tanto,avevo esaurito le forze,avevo difeso il sorriso ad ogni costo,ed infine avevo atteso tanto per Offrire al mondo il meglio che avevo..ed ora,il mondo aveva timore. abito in un piccolo paese ,e tutto questo non aiuta.
Avrei voluto tanto continuare a raccontare,sperando,intimamente,di essere di aiuto a qualcuno e di alleggerirmi di un peso..
Dunque ho dovuto concludere,con amarezza,che almeno l' ambiente in cui vivevo,avrebbe fatto a meno di tutte le mie parole.Ma non per questo mi sono scoraggiata.
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E' passato molto tempo ormai...
Ora finalmente mi riempio la mente di cose belle, studiando l' arte e la filosofia....e naturalmente suonando!
Osservo con piacere e curiosità tutto ciò che ho intorno. Cerco sempre prospettive e angolazioni diverse con cui guardare le cose...è l' angolazione con cui guardi le cose a fare la differenza: compreso ciò, sarà sorprendente notare mille sfumature pur osservando le sempre le stesse cose.
Flessibile come un filo d' erba, ma pur sempre salda.
Questo non esclude che non ci siano più difficoltà che rischiano di metterti in ginocchio, anzi. Ma il punto è che vale sempre la pena di rialzarsi.
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Scrivo questo, che non è altro che l' 1% di ciò che mi è accaduto e di ciò che ho da dire, perchè personalmente ,in questi lunghissimi anni sono stata,tutto in uno: paziente ,medico ,genitore dei miei genitori, amica ,nemica e consulente di me stessa.
Magari avessi avuto qualcuno (oltre ai mie genitori che erano più disorientati e spauriti di me) con delle osservazioni preziose da dispensare , specialmente ad una persona che momentaneamente viaggia nel buio più totale!
Magari, se questo qualcuno fosse capitato ,forse avrei avuto se non altro una chance per cogliere il senso delle sue parole....non so, ormai queste sono solo ipotesi..
posso solo affermare con sicurezza che, in solitudine si può comunque riuscire ,come ho fatto io; ma forse il rischio di diventare duri e perdere il sorriso è molto più alto.
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Difficile tener stretta un entità così delicata ed incline a frantumarsi, e nello stesso tempo continuare la propria lotta contro i problemi ,usando per questo duello tutta la rabbia e la risoluzione di cui siamo capaci.
Coltivando questa consapevolezza in presenza di qualcuno potrebbe accorciare i tempi e anche le sofferenze.
Magari, se sarete attenti, qualcuno potrà farvi notare, prima che ve ne accorgiate voi ,che la mente può benissimo essere antigravità indipendentemente dal corpo, e che , nonostante sembri pressata dentro un' angusta scatola d' osso, può andarsene ovunque.
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Te lo dico col cuore, chiunque tu sia....perchè potrebbe anche capitare che quel qualcuno con una parola per te, arrivi con un ritardo di sette anni.
C.
(spero di essere in tempo)
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Si è sempre in tempo per qualcuno che ha bisogno delle nostre parole, cara C.
Grazie per averci reso più ricchi di eri, con le tue parole.
Più consapevoli, più motivati ad andare avanti.
Grazie con tutto il cuore.
Chiara
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